Fattorello 2.0 – Online Communication

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Francesca Romana Seganti e Giuseppe Ragnetti

 

Fattorello Institute, Rome, Italy

L’obiettivo principale di questo lavoro è quello di illustrare la teoria Francesco Fattorello (la “Tecnica sociale dell’informazione”, scritto negli anni ’50) al fine di fornire agli studiosi nel campo della comunicazione con un modello di comunicazione che è una risposta adeguata alle esigenze di oggi società democratiche.

Nonostante il fatto che Fattorello era stato un membro del gruppo fondatore dell’Associazione Internazionale di Comunicazione e Media Research IAMCR / AIERI a Parigi, 1957, oggi il suo lavoro non è noto a livello internazionale, in particolare nel mondo accademico anglosassone.

Ciò è dovuto al fatto che quando la teoria Fattorello è stato sviluppato, non è stato preso in considerazione a causa della dominanza di teorizzazioni della Scuola di Francoforte, che individuati in un processo di comunicazione di massa che ha determinato i comportamenti della gente.

Sessant’anni fa non era facile per gli studiosi e gli addetti in industria ad accettare Fattorello idea di un pubblico che aveva pari dignità al soggetto promotore, perché s / aveva le stesse abilità di pensiero. Invece di accettare l’idea che le imprese del settore dei media ha imposto valori, comportamenti e modelli che servivano per mantenere il dominio, Fattorello focalizzata sul pubblico come partecipanti attivi, come il perno del processo di comunicazione.

Vedremo che la formula schematica in cui si esprime il modello Fattorello di un aspetto molto simile a qualcosa che ci è molto familiare, che è il paradigma di comunicazione web. Fattorello modello, che è significativamente diverso rispetto ad alcune delle attuali approcci teorici tradizionali a media e della comunicazione, è rispetto ai modelli dominanti di comunicazione di massa (dai primi modelli contemporanei paradigmi dominanti) per arricchire ulteriormente il dibattito.

Infine, riteniamo che il modello Fattorello può far luce su altri modelli di comunicazione di massa.

 

Vediamo come:

Segui l’articolo su: http://www.cyberpsychology.eu/view.php?cisloclanku=2012062501

 

Correspondence to:

Giuseppe Ragnetti
Istituto Fattorello
Via del Seraphicum 1
00142, Rome, Italy

 

Email: eugeneios(at)libero.it
Email: frseganti(at)libero.it

Attestato finale del 62° Corso

ISTITUTO FRANCESCO FATTORELLO

Dal 1947 “la via italiana alla comunicazione

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Venerdi 22 genn.2010, in occasione della presentazione del nuovo Corso Istituzionale i fattorelliani del corso 2009 consegneranno l’Attestato finale ai “vecchi” che hanno frequentato e superato la prova conclusiva prevista dall’Ordinamento degli Studi.

Riceveranno l’ambito e meritato “trofeo”:

FASSARI Concetta Assunta

FRANCIONI Sabrina

LONGARINI Claudia

PELLEGRINI Valeria

PERGAMENO Jacopo

RICCI Francesco

RIGGI Sara

SEGANTI Francesca Romana

SEVERINO Federico

TARICIOTTI Luciana

Rallegramenti a tutti i neo-comunicatori  con i migliori auguri dall’Istituto Fattorello e dalla redazione del nostro blog

I messaggi subliminali influenzano il vostro pensiero a vostra insaputa…?

A cura di Francesca Romana Seganti

“I messaggi subliminali influenzano il vostro pensiero a vostra insaputa”…uno scherzo? Si, ma ovviamente il titolo era solo una scusa per invogliarvi a leggere, che siate fattorelliani o soprattutto che non lo siate.

Già perché chi non ha seguito le lezioni del Prof. Ragnetti, molto facilmente sarà attratto dalle numerose teorie che sostengono che le persone possano essere condizionate in modo subliminale, ovvero inconsapevolmente, attraverso messaggi, spesso sotto forma di immagini, che al livello consapevole non ci si rende conto di aver visto.

Un esempio noto: cinquant’anni fa, il ricercatore di mercato, James Vicary, sostenne di aver sperimentato che nelle sale cinematografiche si potessero condizionare gli Americani a bere più coca cola e a mangiare più pop corn proiettando sullo schermo messaggi flash (della durata di una frazione di secondo) contenenti immagini pubblicitarie dei suddetti prodotti. Egli sostenne che utilizzando questa tecnica le vendite di coca cola erano salite del 57.5 per cento.

Il caso di Vicary e della coca cola è uno tra i più famosi, ma ce ne sono tantissimi ed in particolare quelli relativi alla musica ed ai famosi dischi (dei Led Zeppelin e Ozzy Osbourne, solo per fare qualche nome) che ascoltati al contrario inneggiano a Satana e alla droga e quindi porterebbero i ragazzi sulla strada della perdizione!Ma ne siamo così convinti? Pare di sì. Basta fare una breve ricerca su Google, ed ecco che vi appariranno migliaia di siti dedicati all’argomento.

Il più ‘interessante’ che ho trovato è quello di un Istituto che organizza conferenze sul tema con tanto di incontri ed aggiornamenti sugli ultimi messaggi subliminali scoperti. In questo sito si parla dei messaggi subliminali come tecniche di genocidio, mezzi per diffondere la droga, per allontanare dalla religione e per manipolare le masse, in particolare le persone deboli.

Ora, su questo sito si parla anche del caso di Vicari. C’è solo un fatto però, non si dice che Vicary nel ‘67 ammise di aver falsificato i risultati della sua ricerca. Gli fu chiesto dal direttore della Psychology Corporation, Dr. Henry Link, di ripetere l’esperimento che..udite, udite: non produsse alcun risultato!

La confessione di Vicary pare sia stata dimenticata dai media. Non dall’Independent online però il cui editore della sezione ‘Science’, S. Connor cita il caso in un interessante articolo in cui spiega l’esperimento condotto dal dottor Bahador Bahrami dell’ University College London nel 2007.

Il team condotto da Bahrami ha dimostrato che i messaggi subliminali nascosti possono attrarre l’attenzione del cervello anche quando la persona è apparentemente inconsapevole della stimolazione visiva provocata dall’immagine. I risultati, dice Connor, potrebbero spiegare molti fenomeni quotidiani, come la consapevolezza di passare davanti a cartelloni pubblicitari mentre si guida in una strada affollata (pur senza vederli in realtà), o come il fatto di percepire i messaggi flash che passano in televisione o mentre siamo connessi al Web.

I ricercatori hanno riscontrato che il cervello è capace di registrare frame o brevi immagini che ci cadono sotto gli occhi anche quando siamo sicuri di non aver visto il messaggio. Bahrami ha detto di aver dimostrato che esiste una risposta cerebrale nella corteccia visiva alle immagini subliminali che attraggono la nostra attenzione senza che noi abbiamo avuto l’impressione di aver visto qualcosa.

Gli esperimenti sono stati svolti con dei volontari che hanno dovuto indossare occhiali simili a quelli che si usano per vedere un film in 3D (con una lente rossa e una blu). Una forte luce blu è stata diretta su un occhio, mentre l’altro era stimolato da una serie di immagini rosse indistinte.

L’attività cerebrale dei volontari veniva registrata mentre, essendo esposti a delle serie di immagini, gli era stato chiesto di fare dei test psicologici di varia difficoltà. I risultati, pubblicati su Current Biology, hanno rivelato che il cervello è capace di registrare le immagini deboli ma solo quando alle prese con i test psicologici più facili. Ciò significa che ad un certo livello è necessaria l’attenzione affinché il cervello registri l’immagine subliminale.

Se il cervello è troppo occupato a fare qualcos’altro, l’immagine non ha alcun effetto su di esso. Bahrami afferma che la sua ricerca mette in crisi l’idea, ormai radicata, che ciò che subconscio è anche automatico, non richiede sforzo ed è condizionato dall’attenzione.

L’editore Connor conclude: ‘Da quando, 50 anni fa, la pubblicità subliminale ha preso piede, gli scienziati hanno tentato di appurare se le immagini flash che appaiono sugli schermi possano essere registrate dal cervello. Questi ultimi studi dimostrano di sì, ma ancora non è dimostrato che tali immagini possano avere un effetto nella decisione della persona di comprare un determinato prodotto.’

Anche il signor Connor ha frequentato l’Istituto Fattorello dunque. Fu proprio Fattorello che, come ci insegna il Prof. Ragnetti, già nel 1959 sosteneva che non esiste la possibilità di inviare messaggi universali che condizionino le ‘masse’. Secondo la Tecnica Sociale di Fattorello, il fenomeno dell’informazione si concreta in un rapporto fra due termini: il promotore e il recettore.

Il soggetto promotore trasmette al recettore la sua interpretazione del fatto e perciò si attiva il rapporto di informazione attraverso il mezzo (giornale, video…). Fattorello sostiene che per una comunicazione di successo, ovvero che induca nel recettore un’adesione all’opinione proposta, tutto il processo di comunicazione dovrebbe ruotare intorno al soggetto recettore.

Il promotore, dunque, studierà il recettore, il suo livello di acculturazione e, quando riuscirà a parlare il suo linguaggio, ecco che l’interpretazione proposta convergerà con l’interpretazione del recettore e ne scaturirà l’auspicata adesione.

Non dico oltre. Per un approfondimento, consiglio a chi non è iscritto all’Istituto Fattorello di farci una visita. E concludo: che cos’è peggio? La teoria della persuasione occulta o certi istituti, come quello sopra citato, che terrorizzano la gente sostenendo che bisogna difendersi dai messaggi subliminali e per fare ciò vi consigliano di acquistare il loro cd? Attenzione al placebo!

Fonti:
Bahrami, B., Lavie, N., & Rees, G. (2007). Attentional load modulates responses of human primary visual cortex to invisible stimuli. Current Biology, 17, 509–513.

Connor, S. (2007) Subliminal messages do reach your brain – but you won’t know it, the Independent Online, 9 Marzo

Stuart, R (1993) How a Publicity Blitz Created the Myth of Subliminal Advertising.” Public Relations Quarterly. Winter 1993 (pp. 12-17).

P.S. Nel 1978, la polizia locale chiese ad un canale televisivo in Wichita, Kansas, di inserire messaggi subliminali nel servizio su un noto assassino pensando che, nel caso in cui egli lo avesse visto, si sarebbe convinto ad arrendersi. Il messaggio includeva delle immagini ritenute significative per l’assassino con sotto la scritta “ora rivolgiti a noi”. Il risultato fu che l’assassino non fu catturato fino al 2005.