Premio Terna 02

Newsletter Premio Terna 02 – n. 4

PREMIO TERNA: IL TAM-TAM DEGLI ART BLOG PIU’ AUTOREVOLI DEL WEB

“An exciting opportunity open to New York artists”. A lanciare la notizia, tre fra i più cliccati art-forum del web: Rizhome, Artslant.com e Saatchi Online. L‘appeal del Premio Terna 02 rimbalza così tra le pagine dei blog che fanno tendenza e dettano i diktat delle community artistiche online. I bulletin-board dei tre siti invitano infatti a partecipare alla seconda edizione del concorso: una grande occasione per gli artisti, americani e non, che operano stabilmente a NY.

In palio c’è una “residency” della durata di 3 mesi in Italia del valore di 30.000 euro. Metà strada tra forum di discussione e blog, Rizhome, fondata nel 1996 quale hub online per artisti e curatori interessati alla digital art, non poteva lasciarsi scappare l’occasione di segnalare ai suoi milioni di iscritti un’opportunità come il Premio Terna 02. Anche ArtSlant.com, considerato il numero uno tra i network dell’arte contemporanea, ha subito intercettato l’opportunità del Premio Terna, grazie al tam-tam dei sui iscritti.

Last but not least, il concorso non poteva che essere uno degli highlights più cliccati anche nel blog della famosa Saatchi Gallery di Londra, una delle gallerie d’arte contemporanea più prestigiose della Capitale britannica, e ora anche finestra virtuale sul mondo dell’arte globale.

“CONNECTIVITY” CONQUISTA LA GRANDE MELA, PARATA DI STAR AL GRAND OPENING
Tremila visitatori, lunghe file, e numerose personalità del mondo dell’arte contemporanea per il grand opening di “Connectivity”, al Chelsea Museum di New York. La Grande Mela ha accolto così il debutto su scala internazionale dei 16 vincitori del Premio Terna 01. “

Il pubblico newyorkese ha risposto con grande entusiasmo – spiega Gianluca Marziani, curatore del Premio -. Folla fino a tarda sera, a testimonianza del tasso della qualità artistica dei nostri artisti. Ben calibrati anche gli allestimenti e gli spazi scelti per la mostra. Il Chelsea Museum, oltre ad avere sempre più appeal, continua a crescere in visibilità”.

Tra folle di curiosi e addetti ai lavori che hanno visitato la mostra, anche Massimilano Gioni, direttore delle mostre speciali del New Museum of contemporary art di New York e direttore artistico della Fondazione Trussardi, gli artisti Maurizio Cattelan e Nicola Verlato. Non sono mancati i giornalisti del settore, tra cui i contributors di Art Forum, una delle testate più autorevoli del settore, e alcuni dei direttori della gallerie più prestigiose quali: Sonnabend e Metro Pictures, solo per citarne alcune, oltre a rappresentanti della Casa d’aste Phillips.

A dare un tocco di glamour alla serata anche il protagonista di “Basquiat”, Jeffrey Wright. In prima fila, i 16 artisti vincitori del PT 01: Luigi Ontani, per la categoria Terawatt; Francesco Arena, Giovanni Ozzola, Elena Baldelli, Gabriele Giugni, Riccardo Albanese, Davide Eron Salvadei, Gabriele Bonato per la categoria Gigawatt; Andrea Chiesi, Laura Cantarella, Rocco Dubbini, Davide Bertocchi, Raffaella Mariniello, Antonio Riello e Giovanni Albanese per la categoria Megawatt e Hotel de la Lune, vincitore del Premio Online.

IL PAN, CROCEVIA DI CORRENTI E TALENTI

Dopo il grande successo ottenuto nel 2007 con la mostra Tracce nel Futuro, il PAN | Palazzo delle Arti Napoli rinnova la sua collaborazione con il Kaohsiung Museum of Fine Arts con una rassegna dedicata al mondo della videoarte e dei nuovi media: The Epic in the Everyday, che dal 2 luglio riunisce e presenta le opere di sette giovani artisti taiwanesi, che esplorano le proprietà essenziali di video, film e animazione e, in primo luogo, la loro capacità di rappresentazione e il loro rapporto con tempo, spazio e immaginazione.

La videoarte non è nuova anche per molti dei vincitori del Premio Terna 01, tra cui la “Megawatt” Raffaela Mariniello, ormai di casa al PAN. La fotografa si era già cimentata in passato con la realizzazione di video proprio per il Palazzo delle Arti di Napoli con l’installazione “Over and Over”.

Nei piccoli cortometraggi poetici, della durata di 10-20 minuti, Raffaela aveva adoperato un altro linguaggio, rispetto alle fotografia, sua grande passione, per raccontare ancora quell’Italia sospesa nell’universo idilliaco del realismo magico: varie finestre giustapposte in cui sono proiettati brevi spezzoni dell’attività umana sul litorale. L’artista presenterà il 30 giugno al PAN anche una “scattante” monografia, una ricerca in bilico tra cronaca e visione, tra documento storico e interpretazione metafisica.

http://www.premioterna.it/it/home

La nostra eredità

di GIUSEPPE RAGNETTI

Direttore Istituto Fattorello

Francesco Fattorello, la sua vita, il suo pensiero, la sua Teoria: la nostra eredità. Francesco Fattorello fu il primo studioso dell’informazione e della comunicazione ad andare controcorrente. Anticipando di oltre mezzo secolo quella che sarebbe stata poi l’impostazione teorica adottata in tutto il mondo, ebbe il coraggio e la determinazione di attaccare scientificamente le più accreditate teorie di oltreoceano.

E lo ha fatto in un periodo, il primo dopoguerra, in cui tutta l’élite culturale e tutta l’Accademia del nostro Paese accettava acriticamente impostazioni “esotiche”, suggestive quanto si vuole, ma prive di qualsiasi humus scientifico. I risultati pragmatici permettevano agli Americani di insistere nelle loro assurde impostazioni teoriche e ai nostri “accademici” di inchinarsi ossequiosi di fronte a cotanto ingegno.

Francesco Fattorello non si uni’ al coro dei replicanti ma volle analizzare a fondo e capire il fenomeno arrivando a conclusioni diametralmente opposte. A distanza di oltre 60 anni dalla sua prima elaborazione, l’impostazione teorica fattorelliana è ormai adottata in tutti i paesi del mondo, anche e soprattutto nel mondo anglosassone ormai totalmente allineato con le nostre posizioni.

Non dovrete allora meravigliarvi più di tanto se tutto il nostro insegnamento sarà una”lotta continua”contro i più abusati luoghi comuni,contro le acque quiete di facili approdi di abituale frequentazione ..Approdi ritenuti “sicuri”in base alla forza inesorabile del conformismo sociale,che spinge inconsciamente tutti noi,ad accodarci tranquillamente ai”più”.
Non siamo i più bravi ma certamente siamo i più insoddi-sfatti di quanto finora raggiunto.

Non abbiamo capito tutto,ma certamente ci sforziamo di capire qualcosa.

Non siamo i più eruditi,ma certamente siamo i più curiosi: la nostra è una curiosità intellettuale che ci spinge a non fermarci all’ovvio.Vogliamo indagare,vogliamo conoscere i presupposti che hanno portato a tutto ciò che viene infine definito ed accettato come ovvio.

Siamo più che mai convinti che “niente è meno ovvio dell’ovvio”e valga,pertanto,la pena di non fermarsi al primo gradino.

Non siamo, infine, impegnati o legati a chicchessia:non sappiamo e non vogliamo diffondere insegnamenti accomodanti per non turbare equilibri ormai consolidati e posizioni intoccabili.Tutto ciò non sarebbe “fare ricerca”e i nostri studi non fornirebbero il benché minimo apporto alla conoscenza del fenomeno che tanto ci prende e ci appassiona. Sarebbe ancora una volta,fare “Sociologia dell’Informazione” all’acqua di rose o alla camomilla,se preferite,così come avviene in diverse Università Italiane.

Si impartiscono fumose lezioni di “S o c i o l o g ia d e l l a Comunicazione”che si limitano ad enunciare ora questa ora quella teoria,che non va oltre la descrizione di ciò che è sotto gli occhi di tutti.Per dirla con FERRAROTTI, laddove si dovrebbe indagare e fare ricerca, ci si limita a fare “Sociografia”!

Al di là non si riesce o non si vuole andare:è molto più facile, rassicurante e gratificante raccontare la solita storia dei mezzi caldi e freddi,( ignorando completamente i surgelati!) dell’onnipresente MAC LUHAN, o dei bisogni indotti dalla pubblicità o dello strapotere dei media e della loro subdola attività di persuasione occulta ,piuttosto che indagare scientificamente in merito ai problemi di cui vogliamo occuparci.

E’ a tutti noto che lavorare stanca e molto spesso la gratificazione ottenuta e i riconoscimenti che ne derivano,non sono pari all’impegno richiesto:e allora “meglio evitare”.

Oggi tutti parlano di informazione o di comunicazione:tutti i giorni sorgono iniziative culturali o didattiche al proposito.

Gli addetti ai lavori in qualsiasi settore dell’informazione e a qualsiasi livello di responsabilità e di preparazione,smaniano di attivare corsi,corsetti, seminari, tavole rotonde ,scuole per l’insegnamentodella”comunicazione”.Siamo ai corsi di giornalismo per corrispondenza o,peggio ancora “on line” o al “tutto sull’informazione in 5 lezioni”,che tanta assonanza presenta con il ben noto “7 Kg in 7 giorni!”.

Come possono,addetti ai lavori,operatori culturali ,organizzatori di studi e ricerche pretendere di esaminare un fenomeno sociale di sì vasta portata, per corrispondenza o in corsi intensivi di 5 lezioni? E alla fine che cosa si insegna in cotanta offerta formativa ? I soliti autori e le solite teorie ormai ripudiate persino dagli ambienti scientifici che le avevano partorite!

Evidentemente questi addetti ai lavori o hanno una bassissima stima della loro professione e dei presupposti scientifici che la sostengono oppure ,peggio ancora,hanno una considerazione molto scarsa per i loro “allievi”.

E siamo ai “divi”del mestiere o, addirittura, alle famose soubrettes che s’improvvisano docenti,pur ignorando qualsiasi nozione scientifica nei riguardi dell’informazione e ancor meno della didattica arrivando a scambiare l’aula per uno studio televisivo! Usiamo termini diversi per indicare lo stesso oggetto o,peggio ancora,usiamo gli stessi termini per

identificare oggetti diversi!Ti arriva l’invito a partecipare ad un convegno sui “Moderni mezzi di comunicazione” e scopri,alla fine,che si parlerà di navi,ferrovie e dell’irrisolto problema dei TIR!?!

Si tratta di scrutare fenomeni di estrema mutevolezza, proprio perché di natura sociale:fenomeni quasi mai inquadrabili in caselle e schemi precostituiti. Fenomeni che non possono prescindere dallo studio del motore centrale di tutta la tematica ,rappresentato dal problema dell’opinione.

Soltanto se entreremo nell’ottica che ci permette di ricercare e possibilmente capire la genesi,la persistenza o il mutamento dell’opinione,soltanto allora potremo umilmente avvicinarci al fenomeno “informazione”.

Ogni scorciatoia,semplificazione o deviazione ci porterebbe fuori strada:avremmo indubbiamente perso il nostro tempo non facendo neppure un timido passo avanti verso la conoscenza.

I luoghi comuni,tuttavia, gli stereotipi , le mode e le banalità del “pensiero dominante” sarebbero, ancora una volta, salve.

Il Fatto-rello

Prof. Giuseppe Regnetti

Prof. Giuseppe Regnetti

 

L a  v i a i t a l i a n a  a l l a  c o m u n i c a z i o n e
Il 2008 sarà il sessantaduesimo anno di insegnamento della Tecnica Sociale dell’ Informazione all’Istituto “Francesco Fattorello”.

Per l’occasione nasce il nuovo house organ “Il Fatto-rello”. Tale pubblicazione realizzata all’interno dell’Istituto da docenti e studenti dello stesso, vuole essere una palestra di allenamento intellettuale, un luogo di ricerca e sperimentazione ma, soprattutto, uno spazio dove presentare l’originale impostazione teorica sui problemi dell’informazione e della comunicazione.

Ci auguriamo che tutti coloro che intendono avvicinarsi o approfondire i loro studi sulle dinamiche relazionali e comunicative all’interno della società, trovino sul “Fattorello” proficui spunti di confronto e di riflessione.

Avviso ai “Cerveretani”

Vi attendiamo numerosi mercoledì 19 Settembre 2008 alle ore 18:00 presso la sede didattica dell’Istituto “Seraphicum”, Via del Serafico, 1 – 00142 Roma Zona (Eur).

Vista la latitanza dei “Cerveterani”, il Prof. Ragnetti insieme al comitato di Istituto ha deciso che devono pagare un’ammenda… portando la merenda.
Vi aspettiamo tutti…
Alessandra Romano

A proposito di spazzatura…di Giuseppe Ragnetti

In foto il Prof. Ragnetti.

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Mi capita tra le mani una vecchia copia del giornale “la Repubblica” del 2 settembre 1992 Trovo di grande interesse ed attualità l’intervista a Giorgio Gori Direttore di Canale5. La TV volgare? E’ lo specchio degli Italiani. “Nostro compito è dare al pubblico ciò che vuole perché vendiamo telespettatori agli inserzionisti pubblicitari.

La tv è un eccezionale specchio sociologico: andiamo in giro per le case degli italiani e scopriremo che la televisione non è altro che un’immagine fedele del paese” E più avanti “….per avere questa grande platea di telespettatori, noi dobbiamo capire che cosa piace alla gente, perché il pubblico sceglie e in qualunque momento può usare il telecomando”.

Quanto appena affermato, è molto interessante perché consente agli studiosi ed appassionati del settore di innescare varie riflessioni; pensiamo ad esempio alla polemiche che sovente vengono fatte su determinati programmi radio-televisivi. La domanda, a questo proposito, che ci piace porre e che, solitamente, è argomento di dibattito in aula è la seguente: “Tv spazzatura o pubblico spazzatura?”.

Da ciò si evince che molte delle c.d. problematiche inerenti la “qualità” dei programmi radio-televisivi risultano relativamente importanti poiché, in virtù di quanto affermato ormai da diversi decenni nella nostra piccola Scuola, l’industria dei mezzi di comunicazione non fa altro che “mettere in forma” un prodotto che è pari ai gusti del pubblico al quale è indirizzato.

Non può permettersi di creare programmi che non derivino da uno studio dei recettori perché tale industria ha ovvie finalità imprenditoriali e gli investimenti effettuati devono fornire un consistente ritorno economico.

Proprio come il marketing, l’industria dei mezzi di comunicazione ha l’obbligo di studiare il suo mercato-recettore e fornire un prodotto adeguato, semplicemente perché le regole del mercato sono queste: “compro se il prodotto è di mio gradimento” (ovvero, guardo o ascolto un programma se mi piace) altrimenti “cambio canale”.

L’industria dei mezzi di comunicazione, proprio perché azienda, non crea prodotti che non abbiano riscontri sul pubblico ed allora: “Tv spazzatura o pubblico spazzatura?”. Ignoranza, superficialità o malafede impediscono a molti di dare una risposta univoca a quella che è soltanto una domanda retorica.

Prof. Ragnetti

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L’ accademia della vigna

A cura di Francesco Ricci

Mi trovavo in campagna a compiere alcuni lavori nel vigneto in una bellissima giornata di primavera, in completa solitudine tra il verde dei prati e i germogli delle viti che lasciavano già vedere i piccoli grappoli, con la sola compagnia di una cornacchia che seguiva instancabilmente il mio lavoro svolazzando in ogni filare alla ricerca di qualcosa che avevo reso più visibile con il mio passaggio.

Il rumore del trattore mi ha permesso di estraniarmi dai soliti pensieri quotidiani come se stessi in una campana di vetro, lasciando spazio a riflessioni interiori tra me e me, riascoltando concetti acquisiti recentemente che in questo ultimo periodo sono protagonisti nella mia vita.

Ripensavo agli incontri del venerdì al Fattorello alle lezioni del professor Ragnetti agli scambi tra i partecipanti e anche alle simpatiche merende, e non ho potuto tralasciare alcuni concetti come affermazioni ed esempi, che solo in una seconda accurata riflessione chiariscono le idee.

Ripensavo al gioco del target, alle freccette nei diversi materiali, ai più o meno abili tiratori nonché al bersaglio vicino o lontano, libero o schermato, alla M di metro o di maiale, al carrello della spesa, al freezer necessariamente ben fornito, alla disattenzione verso alcune indicazioni che in quel momento non sono ciò che cerchiamo (mobilificio o pizzeria), alla memoria, al filtro percettivo e alla manipolazione.

Questo elenco di parole, di esempi anche se apparentemente semplici, mi hanno messo spesso in difficoltà nel capire cosa ci si nascondesse dietro, ma la tanta curiosità ha vinto anche lo sconforto di mollare perché argomenti troppo difficili o lontani dalla mia persona.

In quel giorno lontano da tutti e da tutto, sono riuscito a sbriciolare ed a capire l’importanza semplice e intrigante, curiosa e accattivante di questo nuovo mondo che sto conoscendo, formato da vocaboli nuovi, profondi e significativi, legati da un unico filo conduttore: la riscoperta di me stesso ed il riappropriarmi della mia naturale vocazione, quella dell’uomo libero, libero da tutto ciò che io ho erroneamente fatto entrare, libero da tutte quelle situazioni alle quali ho consegnato le chiavi della mia casa ed alle quali ho permesso di mettermi alla porta, perdendo il mio ruolo di padrone per essere servitore.

Sono molto risentito e amareggiato nel pensare al faticoso studio e lavoro che dovrò fare per riconquistare ciò che è mio, ciò che con molta facilità mi è sfuggito di mano, solo per una semplice superficialità, distrazione o condizionamento; ma altrettanta gioia e forza alimenta la mia voglia di proseguire in questo viaggio ancora misterioso, ma che inizia a far assaporare i primi frutti e mi consentirà di essere più attento, coraggioso e libero, e soprattutto, mi insegnerà ad aver cura delle chiavi, ad essere una buona sentinella su ogni orizzonte nuovo che mi si presenterà, fatto di situazioni ma anche di persone che saprò ascoltare e che sapranno ascoltarmi.

Il mio lavoro giungeva al termine perché la mia amica cornacchia, con il suo ultimo volo, mi faceva capire che i filari erano finiti, e guardando l’orologio anche il tramonto era vicino, quello di una piacevole giornata di lavoro e riflessione, che segnava la fine di un giorno di luce ma rappresentava una nuova alba di un pensiero nuovo di una nuova persona in una nuova esperienza.

L’accademia della vigna mi ha permesso di riflettere e mi ha donato il coraggio di poterlo raccontare e condividere.

Cerveteri Maggio 2008
Francesco Ricci

I messaggi subliminali influenzano il vostro pensiero a vostra insaputa…?

A cura di Francesca Romana Seganti

“I messaggi subliminali influenzano il vostro pensiero a vostra insaputa”…uno scherzo? Si, ma ovviamente il titolo era solo una scusa per invogliarvi a leggere, che siate fattorelliani o soprattutto che non lo siate.

Già perché chi non ha seguito le lezioni del Prof. Ragnetti, molto facilmente sarà attratto dalle numerose teorie che sostengono che le persone possano essere condizionate in modo subliminale, ovvero inconsapevolmente, attraverso messaggi, spesso sotto forma di immagini, che al livello consapevole non ci si rende conto di aver visto.

Un esempio noto: cinquant’anni fa, il ricercatore di mercato, James Vicary, sostenne di aver sperimentato che nelle sale cinematografiche si potessero condizionare gli Americani a bere più coca cola e a mangiare più pop corn proiettando sullo schermo messaggi flash (della durata di una frazione di secondo) contenenti immagini pubblicitarie dei suddetti prodotti. Egli sostenne che utilizzando questa tecnica le vendite di coca cola erano salite del 57.5 per cento.

Il caso di Vicary e della coca cola è uno tra i più famosi, ma ce ne sono tantissimi ed in particolare quelli relativi alla musica ed ai famosi dischi (dei Led Zeppelin e Ozzy Osbourne, solo per fare qualche nome) che ascoltati al contrario inneggiano a Satana e alla droga e quindi porterebbero i ragazzi sulla strada della perdizione!Ma ne siamo così convinti? Pare di sì. Basta fare una breve ricerca su Google, ed ecco che vi appariranno migliaia di siti dedicati all’argomento.

Il più ‘interessante’ che ho trovato è quello di un Istituto che organizza conferenze sul tema con tanto di incontri ed aggiornamenti sugli ultimi messaggi subliminali scoperti. In questo sito si parla dei messaggi subliminali come tecniche di genocidio, mezzi per diffondere la droga, per allontanare dalla religione e per manipolare le masse, in particolare le persone deboli.

Ora, su questo sito si parla anche del caso di Vicari. C’è solo un fatto però, non si dice che Vicary nel ‘67 ammise di aver falsificato i risultati della sua ricerca. Gli fu chiesto dal direttore della Psychology Corporation, Dr. Henry Link, di ripetere l’esperimento che..udite, udite: non produsse alcun risultato!

La confessione di Vicary pare sia stata dimenticata dai media. Non dall’Independent online però il cui editore della sezione ‘Science’, S. Connor cita il caso in un interessante articolo in cui spiega l’esperimento condotto dal dottor Bahador Bahrami dell’ University College London nel 2007.

Il team condotto da Bahrami ha dimostrato che i messaggi subliminali nascosti possono attrarre l’attenzione del cervello anche quando la persona è apparentemente inconsapevole della stimolazione visiva provocata dall’immagine. I risultati, dice Connor, potrebbero spiegare molti fenomeni quotidiani, come la consapevolezza di passare davanti a cartelloni pubblicitari mentre si guida in una strada affollata (pur senza vederli in realtà), o come il fatto di percepire i messaggi flash che passano in televisione o mentre siamo connessi al Web.

I ricercatori hanno riscontrato che il cervello è capace di registrare frame o brevi immagini che ci cadono sotto gli occhi anche quando siamo sicuri di non aver visto il messaggio. Bahrami ha detto di aver dimostrato che esiste una risposta cerebrale nella corteccia visiva alle immagini subliminali che attraggono la nostra attenzione senza che noi abbiamo avuto l’impressione di aver visto qualcosa.

Gli esperimenti sono stati svolti con dei volontari che hanno dovuto indossare occhiali simili a quelli che si usano per vedere un film in 3D (con una lente rossa e una blu). Una forte luce blu è stata diretta su un occhio, mentre l’altro era stimolato da una serie di immagini rosse indistinte.

L’attività cerebrale dei volontari veniva registrata mentre, essendo esposti a delle serie di immagini, gli era stato chiesto di fare dei test psicologici di varia difficoltà. I risultati, pubblicati su Current Biology, hanno rivelato che il cervello è capace di registrare le immagini deboli ma solo quando alle prese con i test psicologici più facili. Ciò significa che ad un certo livello è necessaria l’attenzione affinché il cervello registri l’immagine subliminale.

Se il cervello è troppo occupato a fare qualcos’altro, l’immagine non ha alcun effetto su di esso. Bahrami afferma che la sua ricerca mette in crisi l’idea, ormai radicata, che ciò che subconscio è anche automatico, non richiede sforzo ed è condizionato dall’attenzione.

L’editore Connor conclude: ‘Da quando, 50 anni fa, la pubblicità subliminale ha preso piede, gli scienziati hanno tentato di appurare se le immagini flash che appaiono sugli schermi possano essere registrate dal cervello. Questi ultimi studi dimostrano di sì, ma ancora non è dimostrato che tali immagini possano avere un effetto nella decisione della persona di comprare un determinato prodotto.’

Anche il signor Connor ha frequentato l’Istituto Fattorello dunque. Fu proprio Fattorello che, come ci insegna il Prof. Ragnetti, già nel 1959 sosteneva che non esiste la possibilità di inviare messaggi universali che condizionino le ‘masse’. Secondo la Tecnica Sociale di Fattorello, il fenomeno dell’informazione si concreta in un rapporto fra due termini: il promotore e il recettore.

Il soggetto promotore trasmette al recettore la sua interpretazione del fatto e perciò si attiva il rapporto di informazione attraverso il mezzo (giornale, video…). Fattorello sostiene che per una comunicazione di successo, ovvero che induca nel recettore un’adesione all’opinione proposta, tutto il processo di comunicazione dovrebbe ruotare intorno al soggetto recettore.

Il promotore, dunque, studierà il recettore, il suo livello di acculturazione e, quando riuscirà a parlare il suo linguaggio, ecco che l’interpretazione proposta convergerà con l’interpretazione del recettore e ne scaturirà l’auspicata adesione.

Non dico oltre. Per un approfondimento, consiglio a chi non è iscritto all’Istituto Fattorello di farci una visita. E concludo: che cos’è peggio? La teoria della persuasione occulta o certi istituti, come quello sopra citato, che terrorizzano la gente sostenendo che bisogna difendersi dai messaggi subliminali e per fare ciò vi consigliano di acquistare il loro cd? Attenzione al placebo!

Fonti:
Bahrami, B., Lavie, N., & Rees, G. (2007). Attentional load modulates responses of human primary visual cortex to invisible stimuli. Current Biology, 17, 509–513.

Connor, S. (2007) Subliminal messages do reach your brain – but you won’t know it, the Independent Online, 9 Marzo

Stuart, R (1993) How a Publicity Blitz Created the Myth of Subliminal Advertising.” Public Relations Quarterly. Winter 1993 (pp. 12-17).

P.S. Nel 1978, la polizia locale chiese ad un canale televisivo in Wichita, Kansas, di inserire messaggi subliminali nel servizio su un noto assassino pensando che, nel caso in cui egli lo avesse visto, si sarebbe convinto ad arrendersi. Il messaggio includeva delle immagini ritenute significative per l’assassino con sotto la scritta “ora rivolgiti a noi”. Il risultato fu che l’assassino non fu catturato fino al 2005.

Nicola Montorsi: il più giovane dirigente BP degli Stati Uniti

Una testimonianza diretta di come l’Istituto Fattorello di Roma permette di raggiungere importanti traguardi.

di ELEONORA PICCI

Nicola Montorsi ha 32 anni ed è Director dei Public Affairs del Golfo del Messico Offshore e Louisiana per la BP America Inc. Nonostante la sua importante posizione, non è stato difficile “raggiungerlo” dall’altro capo del mondo. E’ bastata una semplice email perchè Nicola accogliesse con gioia l’invito a raccontarsi su “Il Fatto-rello”.

Mi ha raccontato di sé ma soprattutto mi ha trasmesso una grande stima per la nostra piccola Scuola, che lo ha reso “tanto grande”. Laureato in Economia a Roma, Nicola ha frequentato il Corso all’Istituto Francesco Fattorello nel 1999.

E’ entrato nella multinazionale dei petroli BP nel 2001, percorrendo una brillante carriera, prima come Trade Marketing Manager Lubrificanti, poi Brand Manager e Corporate Communications Manager. Da Milano è arrivato al Parlamento Europeo di Bruxelles come Adviser European Government Affairs per poi trasferirsi direttamente in Texas, dove vive ancora oggi ricoprendo la carica di Direttore dei Public Affairs.

Nicola è appassionato di sport ma, soprattutto, della piccola Giulia, la prima figlia, nata tre mesi fa. Lavorare con Giulia – mi dice – è addirittura più faticoso che stare sulle piattaforme petrolifere per giorni interi. Si stava laureando in Economia quando, grazie all’associazione studentesca AIESEC, Nicola è venuto a conoscenza del Corso al Fatto-rello. Nonostante i numerossimi impegni che aveva, decise di provare questa nuova esperienza.

A distanza di anni ricorda la sua formazione al Fattorello come un periodo intenso ma estremamente produttivo e gratificante.

A differenza della scuola o dell’università, l’Istituto Fattorello gli ha offerto l’opportunità di iniziare a riflettere con la propria testa (non con le idee di altri) e di esprimersi e confrontarsi disinteressatamente con persone di eta’ e preparazione diverse. Questa è il primo ricordo del Fattorello: una vera scuola “formativa”, che gli ha dato una regola mentale ed una grande disponibilità al “nuovo”.

Dopo il Fattorello ha iniziato a lavorare per la BP, multinazionale petrolifera inglese, seconda major petrolifera mondiale e quinta azienda al mondo per capitalizzazione di mercato.

Tante le diversità culturali che Nicola ha percepito, sin dal primo colloquio di lavoro. Mi racconta che il capo del personale (inglese) gli disse che mentre i britannici accentrano tutto nella sintesi, gli italiani nella parafrasi. E poi gli italiani sono estetici, dividono il mondo tra bello e brutto mentre gli inglesi sono etici, dividono tra buono e cattivo e, soprattutto, non si perdono in chiacchiere. Adattarsi a “quel mondo” per un italiano verace ed espansivo come lui non e’ stato affatto facile.

Nelle multinazionali c’e’ spazio per fare carriera se si e’ ovviamente capaci, produttivi, ma soprattutto flessibili. Non basta saper fare bene il proprio mestiere e raggiungere i risultati preposti. Chi sa cambiare ruolo, ufficio, anche nazione se necessario, ed adattare il proprio modo di lavorare a seconda del mercato o del contesto dove si trova, allora trova molte porte aperte.

C’e’ una selezione naturale darwininana nelle aziende, perchè chi ha flessibilita’ e capacita’ di adattamento sopravvive e progredisce. Chi impone le proprie idee, il proprio stile, si scontrera’ prima o poi contro muri invalicabili o finira’ con il fare sempre le stesse cose.

Senza conoscere bene la Tecnica Sociale dell’Informa-zione di Francesco Fattorello – afferma – non riuscirei a pensare concetti in un’altra lingua ed aderenti ad un’altra cultura, con la stessa efficacia di un professionista madrelingua.

Grazie a questa innata flessibilità e alla volontà di girare il mondo, Nicola ha ricoperto diversi ruoli in Italia, occupandosi di marketing e comunicazione, poi di lobby presso il Parlamento Europeo di Bruxelles, fino ad arrivare a Houston, dove concretamente è impegnato negli affari esterni dell’esplorazione, dallo sviluppo alla produzione dell’oro nero che la BP estrae nel Golfo del Messico, dove si accentra circa il 10% della produzione mondiale dell’azienda.

Ora Nicola è il più giovane direttore BP degli Stati Uniti (è stato anche il più giovane dirigente d’Europa) ed afferma con orgoglio che questa brillante carriera è anche merito del Fattorello, uno degli investimenti migliori della sua vita. Dell’Istituto Fattorello mi dice che, secondo lui, e’ una scuola impegnativa e non per tutti, perchè per essere un’operatore dell’informazione bisogna avere una notevole apertura mentale.

Nicola definisce la tecnica sociale come un meccanismo potentissimo per comunicare in maniera efficace sia pubblicamente che individualmente. E’ una formula universale ed applicabile in ogni contesto, addirittura – mi ha confessato – riesco ad utilizzarla con mia figlia che ha tre mesi, riuscendo a capirla molto bene. La corretta informazione si ottiene attraverso un mix tra scienza e creatività: la tecnica sociale è scienza, la mente umana creativa.

Mi sembra che Nicola ricordi con affetto e, forse, un po’ di nostalgia, i bei momenti trascorsi tra i banchi del Fattorello, dove gli accesi dibattiti hanno accresciuto una costante autoconsapevolezza assieme ad una propria capacità di critica. Inoltre, il Fattorello gli ha permesso di realizzare un sogno, quello di poter scrivere un dossier sulla seduzione. Persino un uomo di larghe vedute come il Prof. Ragnetti sembra che, per un attimo, vacillasse davanti alla proposta di Nicola.

L’ho fatto ricredere, come e’ successo ad oltre 5000 persone che si scaricarono la mia tesina da internet – conclude Nicola – Una bella soddisfazione. L’evento fu persino citato al fu Costanzo Show, su TMC, MTV e varie radio che mi chiamavano per delle dichiarazioni.

In America la Tecnica Sociale e’ l’alfabeto della comunicazione. Mi meraviglio come in Italia ancora si discuta su questo e si dia ancora credito ad impostazioni teoriche ormai ripudiate dalla stessa cultura che in passato le aveva generate.

Cercare alternative e’ come cercare di scrivere in italiano con caratteri cinesi o arabi. Oppure come andare in bici con la tenuta subacquea. Scomodo e inefficace.

Con la valigia sempre pronta e la Tecnica Sociale ben impressa nella mente, Nicola si dichiara pronto a qualsiasi avventura, perche’ il Fattorello ha notevolmente migliorato non solo le sue qualita’ professionali, ma anche quelle interpersonali. Insomma, un corso da gustare fino in fondo. Come si dice in America, enjoy!