Lettera Aperta al Prof. Ragnetti

Rendiamo nota, a tutti gli amici del Fattorello, una stimolante lettera aperta di un attento partecipante al Seminario di Studi svoltosi a Pordenone su Francesco fattorello e la sua Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione e la risposta del prof. Ragnetti.

Carissimo professor Ragnetti,

la ringrazio per questi giorni di dibattiti, discussioni e confronto su una tematica importante, bella (e anche molto complessa!) come la comunicazione e quanto da essa ne deriva. La ringrazio anche per la passione con la quale porta avanti la teoria della tecnica sociale di Fattorello, nonostante le mille difficoltà che inevitabilmente ci sono. Penso che sia una teoria molto costruttiva, soprattutto perché dà dignità all’uomo, liberandolo dalla condizione di inetto sociale e di burattino. 
Non so se in questi giorni sono riuscito ad esprimere bene il mio punto di vista. Posso comunque dirle che questi giorni mi sono stati molto utili per riflettere e anche capire bene e meglio molte cose. Soprattutto per quanto riguarda quello che lei ha definito il dodicesimo comandamento dei mezzi di comunicazione (“I mezzi di informazione sono certamente uno specchio della società che li esprime): è una frase che mi ha colpito molto e che ha suscitato in me questa riflessione, che proverò ad esprimere in maniera sintetica in questa “Lettera aperta” che le rivolgo.
È davvero consolatorio o in qualche modo accettabile che la spazzatura, l’ignoranza e il degrado che persistono in televisione quanto sui giornali, siano lo specchio della nostra società? Io trovo che sia aberrante, desolante e mortificante che la pochezza dei vari reality show e della molteplici trasmissioni ripiene di stupidi litigi e volgarità, possa prevalere sulla bellezza della cultura, soprattutto in Italia, Paese che spicca in Europa e nel mondo per le ricchezze artistiche ed architettoniche che possiede. Penso che qualunque professione, da quella giornalistica a quella medica, finanche al semplice spazzino che pulisce le strade delle nostre città, debba essere mossa dalla ricerca della verità, ma soprattutto dalla sua difesa, in rispetto di quella morale e di quell’etica che ogni uomo, pensante e opinante, possiede nella sua coscienza.
Ogni opinione, ogni pensiero, ogni idea che si volge alla ricerca della verità, deve aver diritto ad essere espressa in favore di un dialogo comune che sia mosso dal rispetto, da una critica costruttiva e dall’autocritica, intesa, quest’ultima, come capacità di mettersi in discussione, tralasciando da parte la presunzione di prevalere sull’altro, l’orgoglio, il narcisismo e anche ogni arrivismo personale. Ma qualora queste idee, queste opinioni e questi pensieri, fossero il frutto di una deliberata menzogna, beh, allora penso che non ci sia alcun dubbio sull’esistere di un pericolo di disinformazione e manipolazione da parte di alcuni media.
Penso che l’unico motore che debba muovere l’azione dell’uomo, così come i suoi comportamenti all’interno della società, sia la coscienza. Una coscienza che purtroppo in molti anestetizzano e mettono a tacere, aspettando che siano gli altri ad indicare una via facile da seguire. Una coscienza che dovrebbe essere invece viva e piena di buon senso. Ma soprattutto penso che in una società a volte svogliata come la nostra, la coscienza debba essere stimolata e in certi casi anche educata, senza la presunzione di sentirsi dei superuomini in grado di muovere le persone come se fossero dei burattini, ma attraverso il dialogo, il confronto, l’autocritica e l’umiltà di dubitare anche di sé stessi, se necessario.
Solo attraverso il confronto si può ascoltare l’altro e mettere da parte il proprio orgoglio, lavando così da ogni forma di egoismo le proprie idee e convinzioni. Solo attraverso il dialogo si può conoscere l’altro, eliminando pregiudizi e luoghi comuni, arricchendosi reciprocamente di punti di vista differenti, magari pure mantenendo intatte le proprie posizioni.
Penso che ogni uomo, qualunque sia la sua professione, abbia il dovere di arricchire il mondo in cui vive con un esempio sano, o quantomeno ci dovrebbe provare, nonostante i molteplici difetti che ognuno di noi inevitabilmente possiede. Ma i difetti non devono impedirci di cercare di migliorare i contesti in cui tutti viviamo, mettendo invece a frutto i nostri talenti al servizio della comunità. Qualunque rinuncia in tal senso è un’occasione sprecata. Per noi, per il mondo e per la verità. 
Ci vediamo a febbraio! 
Giuliano
P.s.: naturalmente non mi sono dimenticato di inviarle il mio papiro di laurea! 
…e la risposta del Prof. Ragnetti
 
Ciao Giuliano, anche io debbo ringraziarti per l’attenzione e l’interesse dimostrato nei nostri incontri, e, soprattutto, per la tua inaspettata e sorprendente lettera aperta. Quello che hai scritto è molto stimolante per il prosieguo della “lezioni”a Pordenone e mi fornisce  motivi di riflessione e, magari, di aggiustamento di contenuti e modalità didattiche. Voglio, comunque, rassicurarti che tutto alla fine, ti sarà utile : i vecchi medici di famiglia spiegavano che  dopo la crisi provocata dalla febbre, arrivava la lisi e se si trattava di un bambino, la mamma doveva essere contenta perchè il piccolo sarebbe cresciuto un po’. E’ quello che capita a noi quando ci apriamo a una diversa visione della realtà: la crisi iniziale è inevitabile ma salutare, perché dopo la lisi saremo certamente cresciuti almeno un po’.
A presto  Giuliano e grazie del simpatico papiro, Giuseppe Ragnetti

Seminario intensivo di Studi ad Ariccia per il fine Corso 2014

Anche quest’anno, nelle giornate del 7 e 8 giugno, si è tenuto il consueto week-end out-door, ad ARICCIA presso l’ospitale “Casa del Divin Maestro”, immersa nel verde di un parco secolare, con vista sul magnifico Lago di Albano.

E’ ormai una tradizione per gli iscritti all’Istituto “Francesco Fattorello” approfondire gli argomenti affrontati durante l’anno, in insolite lezioni nel verde, sotto l’esperta guida del prof. Giuseppe Ragnetti.

Nella sessione intensiva di Ariccia si sono privilegiati gli aspetti pratici della comunicazione che hanno coinvolto tutti i partecipanti.

Particolarmente apprezzato e sentito il dopocena con “La storia infinita” e il “Vorrei ma non posso e potrei ma non voglio”.

Ancora una volta il tempo è volato e il momento dei saluti ha lasciato l’amaro in bocca ma con un sincero desidero di “arrivederci a presto!”.

Alcune foto del Seminario di Ariccia scattate dal grande fotografo, Fattorelliano DOC, Roberto Gaeta Carinucci

Nella foto single il prof. Ragnetti ovvero “Il vecchio e il lago” parafrasando un classico della letteratura mondiale: “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingwai

In breve i risultati del blog ottenuti nel 2012

Statistiche di WordPress.com nel rapporto annuale 2012 per questo blog.

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Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 5.300 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 9 years to get that many views.

600 persone ha raggiunto la cima del monte. Everest nel 2012. Questo blog ottenuto circa 5,300 visite nel 2012. Se ogni persona che ha raggiunto la cima del monte. Everest visto questo blog, ci sarebbero voluti 9 anni per ottenere i pareri che molti.

Clicca qui per visulizzare il Report completo

Prova di abilità

A tutti coloro, che individueranno a chi assomiglia il soggetto della foto sottostante, verranno accreditati  un milione di punti,  da utilizzare il prossimo anno per le famose merende al Fattorello.

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Forza, impegnatevi e fateci sapere!

LA DIREZIONE

Cortometraggio “Piccole cose di valore non quantificabile”

Il Corto “Piccole cose di valore non quantificabile”

di Paolo Genovese e Luca Miniero, 9min, 2002

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Trama del film PICCOLE COSE DI VALORE NON QUANTIFICABILE:

Una notte, in una stazione dei carabinieri, un brigadiere raccoglie l’insolita denuncia di una ragazza a cui hanno rubato i sogni.
REGIA: Paolo Genovese, Luca Miniero
SCENEGGIATURA: Fabrizia Sacchi, Gianni Ferreri
ATTORI: Gianni Ferreri, Fabrizia Sacchi Ruoli ed Interpreti
FOTOGRAFIA: Arnaldo Catinari
MONTAGGIO: Paola Freddi
MUSICHE: Francesco Lanzillotta
PRODUZIONE: ZEBRA PRODUCTION
DISTRIBUZIONE: EMME PER PABLO
PAESE: Italia 1999
GENERE: Cortometraggio
DURATA: 10 Min
FORMATO: Colore 35 MM

Vale la pena vederlo…

 

La tesina di ELENA MONTI… “Piccole cose di valore non quantificabile”

Lettura dei Padri – Il diluvio dell’alcool

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Quando viene irrigata quel tanto che basta, la terra produce grano buono e abbondante. Se al contrario viene ubriacata da un diluvio, da solo cardi e spine.

Così la terra del nostro cuore. Se usiamo vino con parsimonia, l’alcool aiuta questa terra a far crescere rigogliosamente ciò che vi ha seminato lo Spirito santo. Invece la sbronza politica rende questa terra chiamata Italia fangosa, incapace di produrre pensieri che non siano cardi o spine.

Un caro saluto a tutti Voi …

Tecnologia e Business

«L’Apple iPad ruberà mercato ai netbook»

Un dispositivo, come previsto, per navigare sul Web e gestire le e-mail, riprodurre foto e video, ascoltare musica e giocare, leggere e-book e lavorare con applicazioni (le tre della suite di produttività iWork, scaricabili a pagamento a 9,99 dollari l’una) per la videoscrittura, l’impaginazione di testi, la creazione di presentazioni e di fogli di calcolo con grafici, funzioni e formule. Per Apple l’iPad è però molto più che un iPhone maggiorato o un lettore di libri elettronici. La casa di Cupertino riuscirà con il suo nuovo tablet ad aprire una nuova via nei dispositivi mobili a metà fra i computer portatili e gli smartphone?

Le dimensioni dell’iPad dicono tutto: 680 grammi per 1,27 centimetri. Uno schermo multi-touch da 9,7 pollici («Quello che 75 milioni di utenti di iPhone e iPod touch hanno imparato già a usare», ha detto il capo del marketing di Apple, Phil Schiller). Il tentativo accolto da applausi e commenti entusiasti di creare una mitologica “terza via” dell’informatica: qualcosa a metà fra i computer portatili e i telefoni cellulari evoluti.

«Per farlo occorre avere in mano qualcosa di veramente innovativo in una serie di categorie come posta elettronica, web, film, telefilm e altro», ha detto all’inizio Steve Jobs, ancora molto magro e debole dopo la convalescenza medica a seguito di una complessa operazione alcuni mesi fa. «Pensiamo proprio di esserci riusciti», ha aggiunto alla fine dell’ora e venti minuti di presentazione dove, insieme a una ricapitolazione dei fatti più salienti degli ultimi tempi per Apple (oltre alla trimestrale record di sempre da 15,68 miliardi di dollari e il sorpasso sopra Nokia, Samsung e Sony come produttrice di tecnologie per la mobilità), ha mostrato al mondo l’oggetto di cui si è più parlato per un anno in rete.

Con la possibilità di scaricare applicazioni da App store (140mila) riadattabili al volo per iPad e le nuove realizzate con il kit di sviluppo messo a disposizione da oggi, con la possibilità di vedere film e telefilm in alta definizione con chiarezza e semplicità, gestire la propria musica, le proprie foto, la posta e i documenti di lavoro grazie alla suite iWork (con i programmi per la produttività di Apple: Keynote, Pages e Numbers, compatibili con gli equivalenti di Office di Microsoft) e infine con la possibilità di avere un apparecchio a 499 dollari senza connessione Umts, Apple ha segnato un importante punto nella creazione di questo nuovo mercato.

Il nuovo tablet Apple sarà disponibile (negli Usa) in complessivamente sei fasce di prezzo, a seconda della quantità di memoria e dell’opzione di connettività prescelta.

La versione più economica, con 16 Gb di memoria e solo accesso a servizi wi-fi, costa 499 dollari; il modello da 32 Gbcosterà 599 dollari, e quello da 64 Gb sarà in vendita al prezzo di 699 dollari. L’iPad da 16 Gb con wi-fi e accesso al network Umts partirà da 629 dollari; i modelli da 32 Gb e 64 Gb costeranno rispettivamente 729 dollari e 829 dollari.

Negli Stati Uniti i servizi di connessione saranno effettuati in partnership con At&t, così come era stato per l’iPhone. Il costo minimo per l’accesso al network sarà di 14,99 dollari al mese per un traffico di 250 megabyte, mentre con 29,99 dollari mensili si potranno avere dati illimitati.

Il dubbio, passato il momento della presentazione e all’inizio dell’attesa di questo apparecchio che arriverà sugli scaffali dei negozi di tutto il mondo nella versione Wi-Fi in due mesi e dopo tre in quella con 3G/Umts, è se Apple riuscirà davvero a farcela un’altra volta. L’invito che l’azienda manda al mondo dei produttori di contenuti è chiari: realizzate nuove innovative soluzioni per iPad.

Soprattutto nel settore editoriale, dove la competizione con Amazon e il suo Kindle è appena iniziato: grazie all’iBookstore è possibile comprare e leggere libri di cinque grandi editori statunitensi e britannici (per adesso) in formato ePub, quello aperto e condiviso anche con Google e con tutti i produttori di eBook a parte Amazon. L’arrivo del New York Times con una semplice applicazioni per vedere i contenuti del giornale – una vera e propria esperienza di “realtà aumentata” rispetto alla carta – è notevole. Ma non è detto che basti. Per adesso Apple ha segnato una direzione e ha provato a farlo con un prezzo particolarmente basso, considerato la media dei prodotti dell’azienda di Steve Jobs.

Tra sei mesi ci sarà il responso del mercato italiano.

Una sfida sul web al silenzio della televisione

Una sfida sul web al silenzio della televisione

di Enrico Mentana

Caro direttore, c’è un’occasione da non perdere per chi ama l’informazione. La vogliamo cogliere insieme? In questi giorni stiamo vedendo quanto stupida può essere una regola che spegne tutti i programmi televisivi di approfondimento, pur di non correre il rischio di influenzare la campagna elettorale per le Regionali.

Il primo ed esemplare risultato è che il cittadino-elettore non ha potuto farsi attraverso lo strumento televisivo un’idea più motivata sul caos delle liste.

E cioè la vicenda dai tanti risvolti politici, istituzionali, giuridici e di costume che un quotidiano autorevole come il Corriere racconta giustamente in tutti i suoi risvolti da ormai dieci giorni. Nessuno ha potuto rappresentarla in tv: vietato ai programmi privati, addirittura impossibile per quelli pubblici, visto che sono in quarantena.

Altri effetti di quella norma autolesionistica stanno per concretizzarsi davanti ai nostri occhi: infatti nessuna televisione potrà raccontare la campagna elettorale al lume dell’interesse giornalistico, ma solo rispettando il bilancino della par condicio, quello per il quale i candidati alla guida di una regione hanno diritto allo stesso spazio e a confrontarsi insieme, compresi quelli che — già lo sanno tutti — non raggiungeranno l’un per cento dei suffragi.

Il giornalismo libero e l’opinione pubblica possono confrontare, ad esempio, Formigoni e Penati, la Bresso e Cota, la Bonino e la Polverini, unici possibili vincitori nelle loro regioni. In tv no, è vietato, al massimo ci potranno essere delle pletoriche tribune politiche, o le dichiarazioni in pillole cui saranno costretti i tg.

Insomma, proprio nel momento in cui il passaggio al digitale e l’allargamento del satellitare ci hanno dato l’illusione di una formidabile crescita dell’offerta a nostra disposizione, possiamo vedere come lo strumento televisivo sia stato brutalmente sterilizzato in un suo settore cruciale.

Gli ottimisti dicono sempre che ogni situazione difficile ci regala un’opportunità: e in questo caso hanno ragione. Perché la legge e le norme sulla par condicio non possono bloccare l’informazione via web. Tutte quelle trasmissioni che adesso sono vietate in tv possono andare in onda ogni giorno, fino alla data delle elezioni, attraverso Internet.

E allora la sfida è questa: facciamolo noi un programma libero e rispettoso solo dei doveri e dell’interesse giornalistico, con la grande credibilità e autorevolezza del Corriere della sera, con il fresco e meritato successo del suo sito, e — più in piccolo — con quel che ancora credo di poter fare, dopo quest’annetto di pausa ristoratrice. Mettiamolo tutti i giorni in Rete, e ognuno potrà seguirlo in diretta o all’ora che vuole.

Chissà che dal male di un provvedimento poco lungimirante non nasca qualcosa di utile per tutti coloro che hanno a cuore il nostro mestiere e il valore dell’informazione…

11 marzo 2010

Vergogna Atac Roma

Con la presente voglio segnalare che Atac Roma non spinge i cittadini all’utilizzo dei mezzi pubblici, in quanto crea a me e tanti altri utenti del servizio pubblico dei notevoli disagi.

Le linne 997 ed 998 durante i giorni festivi transitano dopo le 20:30 ogni 75 min (Questo è quello che prescrive il Sindaco di Roma). Da quando privatizzato il servizio è peggiorato. Ciò significa che il risparmio economico della nuova gestione rispetto alla precedente,  di sicuro va  a discapito del cittadino.

Il problema si può risolvere organizzando i passaggi tra le due linee (997 e 998), che da diversi anni passano immancabilmente in coppia, lasciando i cittadina ad attendere ore sotto il sole, la pioggia  il vento. Ma la “Pubblicità Progresso” prendete il mezzo pubblico secondo Voi a chi è rivolta ?

Spero che questi episodi “Vergognosi” vengano presi in carico dall’ATAC e dal Presidente del XIX° Municipio Dr. Milioni – Gruppo PDL  con  l’ On. Marchi del Comune di Roma.  Affinchè questa denuncia abbia un beneficio per tutti i residenti nel XIX° Municipio.

Salvatore Capasso

Lettere al Direttore

Il Fattorello al Cinema : L’uomo che fissa le capre – 93min‎‎ – Commedia‎‎

Trama del film L’uomo che fissa le capre:

Bob Wilton (Ewan McGregor) è un giornalista di mezza tacca che dopo la fine del suo matrimonio, si reca in Medio Oriente affamato di scoop. Lì incontra Lyn Cassidy (George Clooney), da oltre vent’anni membro di un reparto segreto dell’esercito statunitense che si prefigge di utilizzare facoltà paranormali in campo bellico.

Scopre così che l’esercito e il modo di combattere sono cambiati: il bizzarro reparto si prefigge di utilizzare poteri psichici per poter leggere i pensieri del nemico, passare attraverso solide mura e perfino uccidere una capra semplicemente fissandola. Quando il fondatore del reparto Bill Django (Jeff Bridges) sparisce, Cassidy intraprende una missione per trovarlo e Bob si unirà a lui incuriosito dalle sue inverosimili storie.

Soggetto: Tratto dall’omonimo libro del giornalista inglese Jon Ronson sul First Earth Battalion dell’esercito americano.