Seminario di Ariccia – Fine Corso 2015

SEMINARIO INTENSIVO DI “TECNICHE RELAZIONALI E COMUNICATIVE”

Il tradizionale Seminario di fine Corso si è tenuto il 12 e 13 settembre 2015 ad ARICCIA, splendida località dei Castelli Romani ricca di storia edi ….porchetta!!!

Il programma intenso ma variegato ha suscitato grande interesse e coinvolgimento.

Si è parlato, soprattutto, dell’ Immagine e dei suoi percorsi, data la grande attualità dell’argomento e la sua importanza in tutte le relazioni umane.

Il vivace dopocena con i “Creativi all’opera” ha portato un pieno di sana e incontenibile allegria, contribuendo ad attenuare la tristezza per la fine del nostro Corso 2015.

Il Seminario proposto è parte integrante delle attività culturali e didattiche riservate agli iscritti all’Istituto Fattorello. La partecipazione è stata, pertanto, a titolo completamente gratuito.

Panoramica casa divin maestro

Comunicato Stampa Conferenza Sacile

SACILE, 22 gennaio 2015 ore 18 – Palazzo Ragazzoni
“Comunicare in una ragnatela sociale sempre più fitta”

Il prof. Giuseppe Ragnetti, direttore dell’Istituto “F. Fattorello” di Roma
tiene una Conferenza sulla “Tecnica sociale dell’informazione”
di Francesco Fattorello, primo docente di Storia di giornalismo in Italia
La teoria verrà presto pubblicata nella sua prima traduzione inglese dalla Palgrave Macmillan
Comunicato Stampa Pordenone, 16 gennaio 2015
Con preghiera di diffusione

Giovedì 22 gennaio alle ore 18 presso Palazzo Ragazzoni di Sacile (Viale Pietro Zancanaro) si terrà una conferenza dal titolo “Comunicare in una ragnatela sociale sempre più fitta”, in cui si parlerà della tecnica sociale dell’informazione, teorizzata da Francesco Fattorello, uno dei più grandi studiosi di comunicazione e primo docente di Storia del giornalismo in Italia, il quale nacque nel 1902 a Pordenone da una famiglia originaria di Sacile.

Ne parlerà il professor Giuseppe Ragnetti, direttore dell’Istituto “Francesco Fattorello” di Roma, che durante la serata tratterà anche delle applicazioni quotidiane della sua teoria dell’informazione suggerendo accorgimenti – soprattutto nell’ambiente famigliare, giovanile e lavorativo – che possono rivelarsi essenziali per veicolare al meglio l’oggetto dell’informazione in questi delicati contesti comunicativi. La conferenza è promossa dal Comune di Sacile.

«Desideriamo proporre questa conferenza – afferma l’Assessore alla Cultura di Sacile Carlo Spagnol – in quanto il tema dell’informazione e della comunicazione rappresenta un ambito importante e pregnante della vita quotidiana, sia familiare che sociale, per ognuno di noi e ci fa inoltre piacere poter ospitare il professor Ragnetti, il quale da allievo e stretto collaboratore di Francesco Fattorello dal 1985 dirige l’Istituto “Francesco Fattorello” di Roma.

Sacile è la città natale del padre di Francesco Fattorello, infatti nel 2013 questa Amministrazione ha pubblicato con la Composit editore il volume “Quando Sacile profumava di vaniglia: Memorie inedite di fine ottocento” di Carlo Fattorello, a cura di Maria Balliana e Nino Roman».

Ragnetti, che ha raccolto l’eredità culturale e morale di Francesco Fattorello, è impegnato nella diffusione della teoria dello studioso friulano nella sua terra d’origine.

Una teoria che a trent’anni dalla scomparsa dello studioso Francesco Fattorello e dopo settant’anni di insegnamento, è più che mai attuale. Essa mette sullo stesso piano soggetto promotore e soggetto recettore dell’informazione, negando l’oggettività al testo giornalistico.

In occasione della conferenza, uscirà la ristampa della “Tecnica sociale dell’informazione. La rivoluzione nella comunicazione: da target a persona” (Safarà Editore, gennaio 2015) di Francesco Fattorello, a cura di G. Ragnetti.

Il saggio nei prossimi mesi sarà pubblicato per la prima volta in traduzione inglese dalla casa editrice londinese Palgrave Macmillan.

Il libro sarà acquistabile durante la serata, presso la libreria Al Segno di Sacile e presso la libreria Al Segno di Pordenone.

Francesco Fattorello (Pordenone 1902 – Udine 1985) storico e saggista dell’informazione, primo docente incaricato della cattedra di Storia di giornalismo in Italia, dal 1928 presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste e dal 1934 presso la medesima Facoltà dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. In questa città fondò e diresse, dal 1947 in poi, l’Istituto Italiano di Pubblicismo.

Nella sua lunga carriera di studioso Fattorello fu anche docente e membro del Consiglio di amministrazione del Centre International pour l’enseignement supérieur du journalisme dell’Università di Strasburgo.

A lui è dedicato l’Istituto “Francesco Fattorello” di Roma, diretto da Giuseppe Ragnetti, curatore di questo volume.

Giuseppe Ragnetti, professore di Psicologia sociale, è specializzato nelle discipline dell’informazione e della comunicazione. Insegna anche presso la Laurea Specialistica in Editoria Media e Giornalismo dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino.

Ha raccolto l’eredità culturale e continua l’opera del suo Maestro Francesco Fattorello, dando seguito alla sua tradizione scientifica e didattica anche a livello internazionale. Dal 1986 dirige l’Istituto “Francesco Fattorello” di Roma, che attiva la Scuola superiore di Metodologia dell’Informazione e Tecniche della Comunicazione, erede della prima Scuola italiana nell’ambito della comunicazione e dell’informazione, fondata da Fattorello nel 1947.

L’Istituto Fattorello è l’unico membro istituzionale italiano ammesso in iamcr/aieri, massima organizzazione mondiale del settore. L’Istituto prosegue in forme e strutture adeguate ai tempi la diffusione dell’impostazione teorica fattorelliana promuovendone la conoscenza a tutti i livelli, con un’attività didattica ininterrotta da settant’anni.
Per ulteriori informazioni:
www.safaraeditore.com/tecnica-sociale-dellinformazione-1217
www.istitutofattorello.org

Safarà Editore – Ufficio stampa
Elisa Marini
Via Piave, 26 – 33170
Pordenone (PN)
P.I. 01515950937
Tel. 0434 1970280, 0434 1970282
press@safaraeditore.com
www.safaraeditore.com

Lettera Aperta al Prof. Ragnetti

Rendiamo nota, a tutti gli amici del Fattorello, una stimolante lettera aperta di un attento partecipante al Seminario di Studi svoltosi a Pordenone su Francesco fattorello e la sua Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione e la risposta del prof. Ragnetti.

Carissimo professor Ragnetti,

la ringrazio per questi giorni di dibattiti, discussioni e confronto su una tematica importante, bella (e anche molto complessa!) come la comunicazione e quanto da essa ne deriva. La ringrazio anche per la passione con la quale porta avanti la teoria della tecnica sociale di Fattorello, nonostante le mille difficoltà che inevitabilmente ci sono. Penso che sia una teoria molto costruttiva, soprattutto perché dà dignità all’uomo, liberandolo dalla condizione di inetto sociale e di burattino. 
Non so se in questi giorni sono riuscito ad esprimere bene il mio punto di vista. Posso comunque dirle che questi giorni mi sono stati molto utili per riflettere e anche capire bene e meglio molte cose. Soprattutto per quanto riguarda quello che lei ha definito il dodicesimo comandamento dei mezzi di comunicazione (“I mezzi di informazione sono certamente uno specchio della società che li esprime): è una frase che mi ha colpito molto e che ha suscitato in me questa riflessione, che proverò ad esprimere in maniera sintetica in questa “Lettera aperta” che le rivolgo.
È davvero consolatorio o in qualche modo accettabile che la spazzatura, l’ignoranza e il degrado che persistono in televisione quanto sui giornali, siano lo specchio della nostra società? Io trovo che sia aberrante, desolante e mortificante che la pochezza dei vari reality show e della molteplici trasmissioni ripiene di stupidi litigi e volgarità, possa prevalere sulla bellezza della cultura, soprattutto in Italia, Paese che spicca in Europa e nel mondo per le ricchezze artistiche ed architettoniche che possiede. Penso che qualunque professione, da quella giornalistica a quella medica, finanche al semplice spazzino che pulisce le strade delle nostre città, debba essere mossa dalla ricerca della verità, ma soprattutto dalla sua difesa, in rispetto di quella morale e di quell’etica che ogni uomo, pensante e opinante, possiede nella sua coscienza.
Ogni opinione, ogni pensiero, ogni idea che si volge alla ricerca della verità, deve aver diritto ad essere espressa in favore di un dialogo comune che sia mosso dal rispetto, da una critica costruttiva e dall’autocritica, intesa, quest’ultima, come capacità di mettersi in discussione, tralasciando da parte la presunzione di prevalere sull’altro, l’orgoglio, il narcisismo e anche ogni arrivismo personale. Ma qualora queste idee, queste opinioni e questi pensieri, fossero il frutto di una deliberata menzogna, beh, allora penso che non ci sia alcun dubbio sull’esistere di un pericolo di disinformazione e manipolazione da parte di alcuni media.
Penso che l’unico motore che debba muovere l’azione dell’uomo, così come i suoi comportamenti all’interno della società, sia la coscienza. Una coscienza che purtroppo in molti anestetizzano e mettono a tacere, aspettando che siano gli altri ad indicare una via facile da seguire. Una coscienza che dovrebbe essere invece viva e piena di buon senso. Ma soprattutto penso che in una società a volte svogliata come la nostra, la coscienza debba essere stimolata e in certi casi anche educata, senza la presunzione di sentirsi dei superuomini in grado di muovere le persone come se fossero dei burattini, ma attraverso il dialogo, il confronto, l’autocritica e l’umiltà di dubitare anche di sé stessi, se necessario.
Solo attraverso il confronto si può ascoltare l’altro e mettere da parte il proprio orgoglio, lavando così da ogni forma di egoismo le proprie idee e convinzioni. Solo attraverso il dialogo si può conoscere l’altro, eliminando pregiudizi e luoghi comuni, arricchendosi reciprocamente di punti di vista differenti, magari pure mantenendo intatte le proprie posizioni.
Penso che ogni uomo, qualunque sia la sua professione, abbia il dovere di arricchire il mondo in cui vive con un esempio sano, o quantomeno ci dovrebbe provare, nonostante i molteplici difetti che ognuno di noi inevitabilmente possiede. Ma i difetti non devono impedirci di cercare di migliorare i contesti in cui tutti viviamo, mettendo invece a frutto i nostri talenti al servizio della comunità. Qualunque rinuncia in tal senso è un’occasione sprecata. Per noi, per il mondo e per la verità. 
Ci vediamo a febbraio! 
Giuliano
P.s.: naturalmente non mi sono dimenticato di inviarle il mio papiro di laurea! 
…e la risposta del Prof. Ragnetti
 
Ciao Giuliano, anche io debbo ringraziarti per l’attenzione e l’interesse dimostrato nei nostri incontri, e, soprattutto, per la tua inaspettata e sorprendente lettera aperta. Quello che hai scritto è molto stimolante per il prosieguo della “lezioni”a Pordenone e mi fornisce  motivi di riflessione e, magari, di aggiustamento di contenuti e modalità didattiche. Voglio, comunque, rassicurarti che tutto alla fine, ti sarà utile : i vecchi medici di famiglia spiegavano che  dopo la crisi provocata dalla febbre, arrivava la lisi e se si trattava di un bambino, la mamma doveva essere contenta perchè il piccolo sarebbe cresciuto un po’. E’ quello che capita a noi quando ci apriamo a una diversa visione della realtà: la crisi iniziale è inevitabile ma salutare, perché dopo la lisi saremo certamente cresciuti almeno un po’.
A presto  Giuliano e grazie del simpatico papiro, Giuseppe Ragnetti

Tecniche della Comunicazione

 

 

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Istituto “Francesco Fattorello”

 

Avviso ai Fattorelliani (annata 2011) in trepida attesa:

 

A tutti un caloroso ben tornati all’autunnale normalità.

Per la ripresa dei nostri incontri l’appuntamento è per il nuovo anno ogni lunedi alle ore 18.00

Raccomandiamo come sempre la vostra presenza e la doverosa puntualità

 

A presto e un caro saluto dal Prof . Ragnetti

 

64° Corso di Comunicazione

Direttore

Prof. Giuseppe Ragnetti

 

Ogni Lunedì – ore 18:00

info@istitutofattorello.org – cell. 335-833.42.51

Sede “Istituto Seraphicum”

Via del Serafico, 1

ROMA

 

Qui si è sempre venuti e si viene per incontrare “la verità che tanto ci sublima”.

(La Divina Commedia, “Paradiso”, XXII, 37-45) 63°Corso

Marea nera della BP: riflessioni sulla Comunicazione di Crisi

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Venerdì 15 ottobre 2010 ore 18.00 presso la sede didattica dell’Istituto “Francesco Fattorello” a Roma in Via del Serafico, 1

Seminario interattivo con il Dott. Nicola Montorsi, ex allievo dell’Istituto “Francesco Fattorello”

Nicola Montorsi condurrà la sessione, prima di dibattere insieme ai partecipanti su come la BP ha gestito la comunicazione di crisi nel disastro del Golfo del Messico dello scorso aprile 2010.

Si ripercorreranno anche gli eventi a ritroso per capire come si sarebbe potuto prevenire l’incidente attraverso l’applicazione di diversi comportamenti, decisioni e politiche aziendali da parte dei dirigenti della compagnia petrolifera. Nel seminario si utilizzerà la Teoria Fattorelliana della “Tecnica sociale dell’ Informazione” per analizzare il caso di studio.

breve biografia

Nicola Montorsi è attualmente residente in Colombia come Amministratore Delegato di FIPRA America Latina, una società di consulenza leader globale negli affari pubblici.

Ex direttore di affari pubblici e governativi di BP ed ufficio stampa alla Croce Rossa, Nicola ha esperienza di affari esterni, gestione dell’immagine e della comunicazione di crisi nel settore energetico e in quello sanitario ed umanitario.

Nella sua passata posizione ha guidato la transizione ed il processo di cambiamento per la creazione di centri di servizi compartiti internazionali. Nel 2009 il suo ultimo sviluppo di un Business Service Centre a Budapest e’ stato riconosciuto dal Governo Ungherese come “investimento dell’anno”.

Nel 2007 e nel 2009 Nicola ha vinto 2 IVCA Awards (l’oscar mondiale dei video aziendali).

Nicola si è formato alle discipline della Comunicazione presso l’Istituto Francesco Fattorello di Roma,e si è laureato in Economia aziendale all’Università la Sapienza. E’ sposato e ha due figlie. Parla le lingue straniere inglese, francese e spagnolo.

Giovani, Media, Società: Come saremo domani

Convegno Nazionale ANS

Giovani, Media, Società: Come saremo domani

 

Roma, 15 giugno 2010

Via Salaria 113, facoltà di Scienze della comunicazione “Aula Wolf”

 

ANS Associazione Nazionale Sociologi

In collaborazione con

Facoltà di Scienze della Comunicazione – Università “La Sapienza” di Roma

Dipartimento Lazio ANS Associazione Nazionale Sociologi

Cooperativa sociale “Maggio ‘82”

Programma
Intervento convegno ANS 15 giugno 2010

Dott. Marco Cuppoletti

Voglio iniziare il mio intervento cercando di rispettare il tema proposto in questo convegno : ” Giovani, Media, Società: Come saremo domani”, sapendo bene però che in questo titolo è racchiuso un mondo in continua evoluzione, una costellazione di discorsi, dibattiti, riflessioni, ricerche sociali, che a tutt’oggi non sono giunti ad un paradigma precisamente definito e mai, probabilmente, ci giungeranno.

Per introdurre meglio il mio ragionamento, vi leggo un breve scritto, riguardo al mondo ed alla condizione giovanile, che ci perviene da un autore molto noto.

Leggo testualmente:

“Oggigiorno, i nostri giovani amano il lusso, hanno un pessimo atteggiamento e disprezzano l’autorità: dimostrano poco rispetto per i loro superiori e preferiscono la conversazione insulsa all’impegno: I ragazzi sono ormai i despoti e noi i servi della casa; non si alzano più quando qualcuno entra; non rispettano i genitori, conversano tra di loro quando sono in compagnia di adulti, divorano il cibo e tirannizzano i propri insegnanti”.

Ebbene, queste affermazioni, che potrebbero essere davvero attuali, risalgono a “SOCRATE” – IV secolo – A.C.

Ho voluto leggere questo breve passaggio, per convenire con voi che considerazioni analoghe a quelle fatte da Socrate, oggi si possono ascoltare comunemente dimostrando che esse non sono frutto esclusivo della nostra epoca ma che al contrario si sono ripetute nel corso dei secoli.

Tuttavia, non possiamo disconoscerlo, la storia dell’umanità ha potuto contare sempre sui giovani per progredire, sulle loro energie ideative e sulla loro costante azione innovatrice della società.

Gli illustri scienziati, artisti, letterati, statisti di tutte le epoche che l’umanità ha avuto la fortuna di conoscere, debbono pur essere stati anche loro parte di quella gioventù che le generazioni più “mature” non esistano a “bollare” come a suo tempo ha fatto il grande filosofo greco.

Se conveniamo allora che esiste un “conflitto generazionale” più o meno accentuato o perlomeno una percezione falsata del mondo giovanile che si ripropone ciclicamente con affermazioni generiche ed opinioni preconcette, allora possiamo anche affermare che esse sono, evidentemente, un luogo comune, un modo superficiale per liquidare l’argomento.

Per dibattere sul tema della condizione giovanile, di come i giovani si rapportano con i media e verso quale società stiamo andando, gli studiosi della materia sociale e noi sociologi in particolare, non possiamo esimerci dal fare riferimento a studi analitici e dati statistici di oggettiva interpretazione.

Dico questo perché, nonostante io sia uno strenuo sostenitore della soggettività e della libertà di opinare, secondo gli insegnamenti del Prof. Giuseppe Ragnetti, Direttore dell’Istituto Francesco Fattorello di Roma, con il quale ho l’onore di collaborare, quando siamo chiamati professionalmente a studiare e definire i comportamenti di una categoria sociale, come quella dei giovani e del loro rapporto con i Media, ad esempio, non possiamo non ricorrere agli strumenti che ci mette a disposizione la ricerca sociale anche se, come premesso, le variabili in campo e le modificazioni dei modelli di riferimento che intervengono continuamente non consentono univoche e durature determinazioni del fenomeno.

Lo sforzo in ogni caso deve essere quello che ci propone Emile Durkeim quando dice: “Studia i fatti sociali come cose!” riferendosi al fatto che se la sociologia deve considerarsi una disciplina scientifica allora deve studiare i fatti sociali con gli stessi metodi con cui si studiano i fenomeni scientifici.

Eppure assistiamo spesso, purtroppo, sui temi di natura sociale, a dibattiti televisivi e radiofonici con panel di partecipanti quasi mai qualificati che esprimono quelle che sono però posizioni e apprezzamenti personali.

Anche la stampa è su questa linea, infatti è facile leggere articoli dove chi scrive rappresenta una sua idea, una sua opinione, seppur rispettabile ma che raramente trae spunto da dati oggettivi.

Rispetto a questo, va detto, i Sociologi dovrebbero impegnare molta energia ed imporsi per recuperare autorevolezza e centralità nel dibattito sociale.

Tornando ai giovani e al loro rapporto attuale con i media, potremmo dire semplificando che esso si basa su almeno tre parametri innegabili: la velocità dell’informazione, l’autodeterminazione del palinsesto, l’interattività.

Ricerche condotte da enti di ricerca sociale e da varie università nazionali ed estere (terzo rapporto CENSIS sulla comunicazione in Italia, Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, Mario Morcellini in “capire il legame Giovani e media”-atti del Convegno Internazionale Infanzia e Società Roma novembre 2005), indicano con chiarezza che i giovani hanno oggi un approccio assai diverso dal passato rispetto ai media tradizionali quali la radio, la televisione, la stampa quotidiana, media che stanno progressivamente abbandonando a favore del personal computer.

I dati che emergono dalle ricerche, utili certamente a chi si muove professionalmente ed imprenditorialmente nel settore dei Mass-media e necessari quando si voglia affinare strategie editoriali o di marketing pubblicitario, non debbono trovare impreparato il sociologo che è chiamato per impegno professionale ad interpretare le nuove tendenze sociali per ipotizzare il futuro ed i riflessi che tali trasformazioni provocano sulla società del domani.

Il sistema della comunicazione, al pari di altri sistemi sociali, non è certo estraneo ai processi di innovazione culturale e sociale, anzi, ne è quasi sempre il detonatore.

Del resto Niklas Luhmann ci ricorda che i sistemi sociali esistono e si sviluppano soltanto attraverso la continua comunicazione.

I Giovani, emerge dalle ricerche, stanno passando da una fruizione dei mezzi di comunicazione sociale di tipo “generalista e di flusso” ad un progressivo spostamento verso l’opzione di scelta personalizzata, meglio se supportata dalla possibilità interattiva, per giungere alla costruzione di un “palinsesto personalizzato” attraverso lo schermo del computer, quello che Giuseppe Gnagnarella nel suo ultimo libro” Storia Politica della RAI” definisce come un “nuovo egoismo individuale”.

Se fino a qualche anno fa “i giovani del muretto” facevano comitiva e si incontravano in piazzetta, oggi si frequentano e restano in contatto con i social network.

Certamente la rete è uno strumento comodo, specialmente in quelle realtà di provincia dove incontrarsi fisicamente nella giornata può essere difficile, resta il problema relativo ad un uso”patologicamente esagerato”.

Attraverso la rete si accetta il contatto amicale e sociale ma in modo “asettico e superficiale”, poco coinvolgente.

Come si fa del resto a considerare “amici” nel senso stretto della parola, con tutte le implicazioni che conosciamo bene quando ci riferiamo al sentimento amicale, le centinaia e centinaia di contatti Facebook che molti possono “vantare”?

La tecnologia procede autonomamente proponendo nuove abitudini d’uso e consumo e se fino a qualche anno fa i giovani giocavano con il “meccano”, con le “costruzioni Lego” ed al “piccolo chimico”, oggi giocano al “piccolo editore” , si cimentano con la produzione di filmati da inserire su YouTube o scrivendo sul loro Blog personale, magari uno dei sei miliardi di blogs attivi in rete, dove nessuno con tutta probabilità andrà mai a leggere e commentare nulla.

Ciò però avviene non senza contraddizioni: da una parte i giovani affermano di non essere interessati ai programmi televisivi con particolare riferimento ai cosiddetti programmi trash, mentre contemporaneamente anelano ad essere visibili in rete per “esistere” e non hanno remore pur di conquistare la loro “audience” nel proporre i video shock di corse dissennate di moto contromano o le immagini riprese con il telefonino delle percosse al compagno down.

Una ulteriore contraddizione è quella relativa alla richiesta di gratuità dei contenuti presenti in rete.

Se da una parte i giovani rivendicano la libertà democratica di scaricare musica e filmati senza oneri economici e di fare download free di software e documenti, dall’altra sono essi stessi a subire una progressiva desertificazione della produzione culturale che non trova al momento ancora adeguate garanzie di tutela del frutto dell’ingegno e della creatività e quindi nessun interesse di sostanza da parte, ad esempio, di autori e musicisti.

Il rischio è quindi, quello di disporre comodamente dei tanti contenuti esistenti in rete ma di non goderne di nuovi. I giovani navigano e rimestano tra le retrospettive, ripropongono il passato ma non aggiungono novità a quanto già disponibile.

Il rapporto tra i giovani e i media rischia quindi di essere in chiave culturalmente involutiva e non evolutiva come dovrebbe essere.

Il passato è tradizionalmente un bene rifugio, di per sé più rassicurante, rispetto allo scegliere di affrontare progetti per il futuro, così ambiguo ed imperscrutabile, specialmente in un periodo di crisi economico e sociale come quello che stiamo attraversando.

In realtà c’è bisogno di una nuova progettualità sociale per riportare i giovani ad avere un sogno, uno scopo, una passione, anche se non è certo facile convincerli che sia in generale più opportuno studiare ed impegnarsi in un onesto lavoro piuttosto che inseguire il successo del “tronista“ o della “Velina”.

Reso noto proprio in questi giorni, il rapporto Istat 2010 fotografa infatti una gioventù apatica, senza passioni, che non studia, non ha lavoro e nemmeno lo cerca. Ritorna prepotente l’appellativo “Bamboccione” per quelli che, intervistati affermano di non avere tra le loro priorità lo svincolo dalla famiglia di origine.

Questa realtà appare discordante da quanto invece si rileva riguardo la tendenza nell’uso dei media che indicherebbe al contrario nei giovani la voglia di indipendenza e autonomia di scelta.

Viene da pensare allora che non si tratti di una libera scelta, bensì di isolamento e di apatia nei confronti delle naturali sfide alle quali i giovani debbono tendere.

Loro malgrado i giovani gettano la spugna prima di iniziare il combattimento sapendo che le regole del gioco o non ci sono o sono truccate.

Credo che, in ogni caso, fatti salvi i dati statistici a cui fare doveroso riferimento, sia però necessario non generalizzare il rapporto tra i giovani e media e ancor più il riflesso che queste abitudini possano avere sulla società futura.

I giovani d’oggi sono né più e né meno i giovani di sempre, spetta alla società civile ed alla politica gettare le basi per investire su di loro.

Rispondo quindi alla domanda “come saremo domani” con “dipende da quel che vogliamo fare per il domani”.

Deve essere chiaro infatti che è responsabilità precisa di ogni singolo cittadino, ognuno per le proprie rispettive competenze supportare adeguatamente fattivamente o almeno moralmente le giovani generazioni a fare il salto, a spendersi nella competizione del futuro.

Anche noi sociologi del resto non siamo esclusi da questo processo, in quanto dobbiamo rilanciare autorevolmente la proposta di un progetto di società che, attraverso scelte decise, coraggiose, ed ormai irrinunciabili, diano il senso di un ritrovato patto etico e valoriale in un sistema di regole condivise cui fare riferimento.

Allora bisogna essere portatori di una proposta concreta: va chiesto con forza il rilancio del sistema scolastico ed universitario affinché punti alla valorizzazione reale delle competenze e che colga bene i bisogni del mondo del lavoro.

L’università in particolare deve stringere uno stretto rapporto di sinergia con il mercato del lavoro per definire percorsi di Laurea e specializzazione che siano in sintonia con le richieste imprenditoriali conservando evidentemente l’autonomia didattica. Non è possibile assistere ad una Università che va da una parte e le richieste di professionalità dall’altra se vogliamo dare una risposta concreta ai giovani in termini occupazionali.

Nel contempo il mondo del lavoro deve essere rispettoso delle potenzialità, delle competenze e delle qualità della persona affinché chi merita sia valorizzato a vantaggio della collettività.

Per concludere dico che è giunto il momento di abbandonare, o perlomeno attenuare di molto il dibattito intorno all’influenza dei media sui giovani, relegando definitivamente al passato il concetto di “televisione cattiva maestra” di Pasoliniana e Popperiana memoria per superare un periodo che ha attribuito, per nostra stessa colpa a questo “caleidoscopio di colori” fin troppa importanza.

Forse dovremmo sforzarci di ascoltare di più e meglio i segnali che ci giungono dai giovani, i quali hanno molto da dire e lo lasciano intendere in molti modi anche attraverso la loro musica, come il Rap, ad esempio che non ha melodia ma soltanto una esasperata enfasi del testo, una disperata voglia di farsi ascoltare.

In fondo per capire i giovani basterà pensare come i giovani.

Roma 15 giugno 2010

Marco Cuppoletti

65° compleanno “Noi donne e…la festa” 7 maggio ore 17:00-19:30

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Dal concetto di ‘arte totale’ tanto amato da quell’Art Nouveau che ha fondato le basi del movimento moderno alle reciproche influenze interdisciplinari che oggi caratterizzano il mondo della creatività, sembra che un secolo sia passato inutilmente. In realtà ciò che allora si vedeva nella forma oggi si è realizzato soprattutto nella struttura.

Le influenze non riguardano più solo i contenuti, ma partono proprio dall’utilizzo di strumenti che hanno stravolto il modo di comunicare ed interagire tra gli individui. Il dialogo continuo tra letteratura e cinema, comunicazione di massa ed arti visive, mondo telematico e musica ha aperto oggi all’arte orizzonti che un secolo fa erano inimmaginabili.

Le attività che ci proponiamo di portare avanti all’interno del Caffè Letterario vogliono essenzialmente mettere a fuoco una realtà complessa in cui la perdita dei confini mi sembra un’opportunità per spingersi verso territori sconosciuti dove tutto possa essere riinventato. Credo che oggi non abbia più senso parlare di arte figurativa senza avere presente ciò che la computer grafica ha operato nel modo di fruire e percepire le immagini. Così i media, quando non sono parte integrante di un’opera d’arte, di certo diventano essenziali per la sua diffusione.

Ed anche la letteratura spesso sente l’esigenza di uscire dalla pagina scritta per essere letta, recitata, integrata in una sceneggiatura o portata in teatro con un reading per poi essere divulgata con un media. Parlare di musica o di cinema senza tenere presente parallelismi o influenze che poi contaminano la creatività di un artista o le creazioni di un design può essere riduttivo e poco stimolante.

Siamo coscienti che il nostro è solo un luogo di aggregazione dove i contenuti si confrontano direttamente con il desiderio di divertirsi, perciò non pretendiamo di sostituirci ad egregie istituzioni dove certe indagini sono continuamente affrontate, né vogliamo dare una risposta a ciò che è destinato a restare in continua evoluzione; ciò che invece ci proponiamo é di rappresentare intimamente quello che succede intorno a noi.

I nostri eventi sono stati divisi in settori per forma ma non per contenuti, quindi tratteranno di letteratura, arte visiva, design, cinema, moda e musica con gli intenti di raffronto e contaminazione che ci siamo proposti.
In un luogo in cui il  rapporto tra gli artisti e la gente è intimo e immediato possono esserci reazioni del tutto diverse – qualche volta più stimolanti – rispetto a quanto non avvenga in quelli istituzionali.

Ci serviamo perciò della struttura polifunzionale con cui il Caffè Letterario si propone per farci accompagnare
ed aiutare in questa affascinante indagine.

Domenico Pasqua
direttore artistico

I Love Radio Befeta – martedì 4 maggio ore 15:30

Ingegneria Senza Frontiere Roma presenta:

“I Love Radio Befeta”  Radio Rurale in Madagascar

Martedì 4 Maggio 2010, ore 15:30

Aula del Chiostro, Facoltà di Ingegneria, Sapienza Università di Roma,

sede di San Pietro in Vincoli,

via Eudossiana 18

 

PROGRAMMA

– Introduzione e Presentazione del progetto Madagascar

– Dimensionamento della copertura radiofonica sull’altopiano malgascio

– Applicazioni di tecnologie Stand Alone di supporto

Dopo il colpo di stato del 2009, il Madagascar vive tuttora una situazione di grande incertezza politica, caratterizzata dallo stallo
economico e da un diffuso aumento dell’insicurezza, specialmente nelle zone rurali. Questo stato di crisi sta rendendo ancora più acuti ed impellenti i problemi della popolazione, da decenni alle prese con gravi carenze alimentari, igienico-sanitarie e culturali.

Ingegneria Senza Frontiere è attiva con un Gruppo di Progetto sostenuto dalle sedi di Roma, Firenze e Cosenza, che sta collaborando con l’associazione malgascia Vanona e con l’associazione italiana Mangwana, attive da anni sul tema dei diritti umani e civili e sullo sviluppo endogeno di tecnologie appropriate e pratiche comunitarie nella regione di Fianarantsoa, nell’altopiano centrale del paese.

Una delle esigenze espresse dalle comunità locali è quella di disporre di strumenti di comunicazione per facilitare lo scambio diinformazioni, competenze ed esperienze tra gli abitanti della regione, con lo scopo di accrescere il loro grado di consapevolezza civica, il senso di inclusione nella comunità, e il livello di sicurezza.

In questo contesto, Ingegneria Senza Frontiere sta collaborando con Mangwana e Vanona per la creazione di una radio comunitaria gestibile in autonomia dalla popolazione locale. Relativamente agli aspetti tecnici, Ingegneria Senza Frontiere si sta occupando di progettare l’impianto di trasmissione ad alta frequenza, lo studio radiofonico e i relativi sistemi informatici, e le soluzioni energetiche più appropriate e sostenibili per l’alimentazione della radio e degli apparecchi riceventi a disposizione delle comunità rurali.

L’incontro del 4 maggio nella Facoltà di Ingegneria sarà un’occasione per conoscere la situazione politica e sociale del Madagascar, discutere del progetto e condividere le impressioni e le esperienze dei volontari ISF che sono recentemente tornati da una missione sulle campagne dell’altopiano malgascio.

Gruppo Madagascar
Ingegneria Senza Frontiere – Roma

Per info: http://www.isf-roma.org

Referente del gruppo Madagascar: silvio.arcangeli@isf-roma.org