Ringraziamenti a Giovanni Minoli e Federica Nocera

Siamo particolarmente grati a GIOVANNI MINOLI per la sua intervista a FEDERICA NOCERA, analista dei dati della Cambridge Analytica di Londra (Agenzia di strategie di comunicazione che ha seguito la campagna elettorale di Trump e contribuito alla sua vittoria).

L’intervista “Così abbiamo aiutato Trump a vincere” è stata diffusa prima da IL SOLE 24ORE del 10/01/2017 e poi dalla trasmissione televisiva de La7  “FACCIA A FACCIA” del 15/01/2017.

Ringraziamo Giovanni Minoli e Federica Nocera per aver dato l’opportunità ad un vasto pubblico di capire quali debbano essere le regole da seguire nella moderna comunicazione definita da Minoli come “la rivoluzione della comunicazione”.

E allora tutti i fattorelliani che da 70 anni ormai  si impegnano a diffondere la Tecnica sociale dell’Informazione, non possono non esserne orgogliosi.

L’Istituto di Comunicazione “Francesco Fattorello”

Francesco Fattorello il “Rivoluzionario della Comunicazione”

donald-trump-usa-780x598Senza dover necessariamente scomodare Tolomeo, Copernico e Galileo Galilei, possiamo senz’altro convenire sul fatto che molto spesso  gli inventori, i ricercatori scientifici, i liberi pensatori e gli innovatori in generale, hanno la capacità di precorrere i loro tempi e di immaginare il futuro. Quanto da loro lucidamente ipotizzato,  dopo un certo tempo  puntualmente si realizza non appena si rendono disponibili adeguati “strumenti “ che prima di quel momento non erano stati ancora inventati.

Questa invidiabile capacità di immaginare “ciò che sarebbe stato” e di teorizzare di conseguenza, era evidentemente  posseduta anche dal Professor Francesco Fattorello quando oltre settant’anni fa’ egli arrivò a formulare la “Tecnica sociale dell’informazione” quale supporto imprescindibile ad ogni forma di comunicazione.

Oggi poi, grazie allo sviluppo del Web, dei motori di ricerca e dei Social Media è possibile verificare quanto sia stata e sia tutt’ora  “Rivoluzionaria” la teoria fattorelliana sulla comunicazione sociale.

Il nucleo centrale, l’assunto principale della “Tecnica Sociale”  consiste nello studio approfondito del “soggetto recettore” un essere dotato di capacità cognitive e di una propria, personale,   visione del mondo; un concetto totalmente rivoluzionario e diametralmente contrapposto ai convincimenti dei più noti ricercatori e studiosi di comunicazione di scuola anglosassone dei primi anni 40, i quali intendevano il processo comunicativo ideale sostanzialmente come un meccanismo predeterminato di trasmissione di un messaggio, più o meno esplicito,  verso un bersaglio inerme (target), il quale non poteva aver scampo, e supinamente si lasciava condizionare  da quanto gli veniva comunicato.

I recenti  successi ottenuti da alcune importanti campagne di comunicazione, prima tra tutte quella commissionata dai collaboratori di Donald Trump alla società inglese “Cambridge Analytica” in occasione delle recenti elezioni presidenziali USA, sono da considerarsi la validazione definitiva e inequivocabile della “Tecnica Sociale dell’Informazione“ di Francesco Fattorello, in quanto tutte le azioni di comunicazione messe in campo sono conseguenti allo studio approfondito del “soggetto recettore” attraverso una imponente mole di dati provenienti dai motori di ricerca, dai social media, dai questionari on–line. Tali strumenti  sono stati in grado di profilare, in modo pressoché perfetto, i gusti, le tendenze, il modo di essere, le appartenenze, i desideri e, soprattutto, le aspettative delle diverse persone. Il tutto ha reso possibile formulare messaggi, nella forma più adatta e coerente, tali  da essere accettati e condivisi dal destinatario poiché rientranti nel suo linguaggio e  in sintonia con le aspettative ben presenti nel cittadino- elettore.

Stiamo assistendo, quindi, ad una vera e propria rivoluzione e cambio di paradigma rispetto alle convinzioni del passato riguardo i meccanismi che regolano la comunicazione sociale; Francesco Fattorello lo aveva capito già tanto tempo fa’ ma solo adesso, grazie ai nuovi strumenti di interpolazione dei dati e di profilazione degli utenti di rete Web, possiamo affermare che la sua Teoria era ed è tutt’ora riferimento obbligato  per tutti coloro che debbono pensare ed attivare strategie di comunicazione a qualsiasi livello e per i più diversi contenuti.

di Marco Cuppoletti

Ordinario dell’Istituto di comunicazione Francesco Fattorello

Tecnica Fattorelliana Pura

comunicazione-politica-14-1024x731Un chiaro esempio (e quale esempio!!) di corretta applicazione alla Comunicazione politica della impostazione teorica fattorelliana.

L’applicazione pratica della teoria della Tecnica sociale dell’Informazione alla campagna elettorale del 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, ha dimostrato ancora una volta la sua indiscussa e concreta efficacia.

Lo studio il più approfondito possibile di acculturazione e conseguenti attitudini sociali del Soggetto recettore (in tal caso cittadino elettore) ha permesso a Donald Trump di sovvertire ogni pronostico a lui avverso e risultare vincitore di una contesa al limite dell’impossibile.

Tutte le nostre considerazioni ovviamente non riguarderanno la persona o i principii che connoteranno l’azione politica del nuovo Presidente americano.

Quello che ci interessa esaminare e capire, sono gli aspetti fondamentali della sua comunicazione, a prescindere da tutto ciò che potrà mettere in atto da oggi in avanti.

Non possiamo e non vogliamo cadere nell’errore più comune che l’Informazione, più o meno libera, continua a fare: quando il personaggio. per motivi diversi non ci piace, tutto quello che fa è sbagliato! Ma sappiamo bene che un giudizio d’opinione è l’antitesi di un giudizio certo; è quanto di più soggettivo e mutevole che il pensiero umano possa produrre e dobbiamo impegnarci tutti contro il malvezzo giornalistico di far passare per certezze quelle che sono invece banali opinioni e ,pertanto, prive di qualsiasi validità. Ho sempre detto ai miei studenti che se venissi chiamato “opinionista” ne sarei profondamente offeso. E allora noi che siamo gli eredi e diamo continuità alla prima Scuola italiana di Comunicazione, intendiamo affrontare il “problema della vittoria elettorale di Trump” scientificamente, dal punto di vista di studiosi che vogliono indagare sulla corretta applicazione dell’impostazione teorica di Francesco Fattorello che pur pensata e descritta 70 anni fa’, risulta essere ancor oggi una vera e propria rivoluzione nel campo dell’Informazione e della Comunicazione.

Fattorello subito dopo la fine della seconda guerra mondiale rimette in discussione il “clima culturale” sull’Informazione in cui si era trovato a vivere durante le due dittature e ormai cristallizzato anche in Europa secondo l’approccio anglosassone.

Francesco Fattorello fu il primo studioso dell’informazione e della comunicazione ad andare controcorrente. Anticipando di oltre mezzo secolo quella che sarebbe stata poi l’impostazione teorica adottata in tutto il mondo, grazie all’avvento delle nuove tecnologie informatiche, ebbe il coraggio e la determinazione di destrutturare le più accreditate teorie di oltreoceano. E lo ha fatto in un periodo, il primo dopoguerra, in cui tutta l’élite culturale e tutta l’Accademia del nostro Paese accettava acriticamente impostazioni “esotiche”, suggestive quanto si vuole, ma prive di qualsiasi humus scientifico. I risultati pragmatici permettevano agli Americani di insistere nelle loro assurde impostazioni senza porsi troppe domande teoriche e ai nostri “accademici” di inchinarsi ossequiosi di fronte a cotanto ingegno.

Francesco Fattorello non si uni’ al coro dei replicanti ma volle analizzare a fondo e capire il fenomeno giungendo a conclusioni diametralmente opposte.

E arriva così alla sorprendente intuizione e alla coraggiosa elaborazione della sua Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione. Ecco, allora, che dallo strapotere dell’Informazione, impostazione teorica ancora oggi dura a morire, emerge una visione rivoluzionaria che stravolge le logiche di un sistema rigidamente configurato in funzione di una relazione comunicativa fortemente asimmetrica.

Per il nuovo pensiero fattorelliano gli attori del processo comunicativo sono “soggetti” entrambi dotati di facoltà opinanti e quindi di pari dignità.

Non c’è più un tiratore scelto che colpisce l’uomo-bersaglio-target, ma vi sono due soggetti attivi che reagiscono ai numerosi stimoli ricevuti, sulla base delle proprie facoltà opinanti e delle personali attitudini sociali prodotte dalle diverse e determinanti acculturazioni.

L’approccio teorico fattorelliano rappresenta una visione di una incredibile modernità e , ci sembra, poter fornire una risposta adeguata alle crescenti esigenze di informazione e comunicazione che connotano le società democratiche di oggi.

A distanza di 70 anni dalla sua prima elaborazione, l’impostazione teorica fattorelliana è ormai adottata in tutti i paesi del mondo, anche e soprattutto nel mondo anglosassone ormai totalmente allineato con le nostre posizioni, così come la campagna elettorale di Donald Trump ha chiaramente dimostrato.

La Tecnica Sociale dell’Informazione è l’unica teoria italiana del settore, formulata su rigorose basi scientifiche.

E’ una costruzione metodologica profondamente radicata nella tradizione culturale europea proprio perché si basa sul presupposto che non possa esistere una impostazione teorica sulla comunicazione sempre valida ed applicabile a qualunque recettore ma che una metodologia sui processi di interazione tra chi promuove e chi riceve la comunicazione, debba necessariamente essere tarata sul recettore.

Ecco allora il recettore non più oggetto passivo della comunicazione che diviene, a sua volta, un soggetto opinante di pari dignità che interagisce sempre e comunque con il promotore, all’interno di una complessa dinamica sociale. Da qui l’apporto fondamentale di una Tecnica Sociale che ricerca l’adesione e quindi il consenso dei destinatari sulla base delle loro attitudini sociali.

Attitudini sociali intese come disponibilità ad accettare le opinioni proposte, a seconda della propria acculturazione, intendendo per acculturazione tutto ciò che l’ambiente sociale ha, inevitabilmente, trasferito nell’arco di tutta una vita a qualsiasi essere umano. La Teoria della Tecnica Sociale si pone in netta antitesi con l’impostazione teorica anglosassone che per decenni ha inteso far leva sulla psiche dell’individuo attribuendo alla comunicazione  in senso lato capacità di “persuasione occulta” in grado di condizionare i comportamenti dei destinatari.

E  infine,  sappiamo che molti autori  hanno già spiegato il successo della comunicazione on-line , concentrandosi sul ruolo attivo di tutti i partecipanti e siamo certi che il modello della Tecnica Sociale può sostenere e rafforzare tali  risultati, fornendone i presupposti teorici.

di Giuseppe Ragnetti

Direttore dell’Istituto di comunicazione Francesco Fattorello

Federica Nocera (Cambridge Analytica): «Così abbiamo aiutato Trump a vincere»

Senza titolo-1Intervista di Giovanni Minoli a Federica Nocera

Federica Nocera ha un master in Ingegneria alla Oxford University (2011) e un master in Sociologia e data science alla University of Chicago (2015). Federica ha lavorato come Equity research analyst alla Bank of America Merrill Lynch dal 2011 al 2013 dove seguiva società quali Europee Telecom e Media. Dal 2015 lavora all’Scl Group e alla sussidiaria Cambridge Analytica come data scientist.

Federica Nocera, la vostra società come è stata scelta da Trump?

Cambridge Analytica è una delle società più importanti di Data science per le campagne elettorali. Premiante è il nostro approccio scientifico che combina raccolta, analisi di dati e marketing digitale.

Che cosa fate esattamente?

Cambridge Analytica svolge molte funzioni: Data science, ricerca nel senso di polling e marketing digitale. Ciò è funzionale per trovare gli elettori più inclini a essere persuasi a votare per Trump.

Quindi, durante le elezioni, la vostra sede operativa era in Texas. Perché?

La sede digitale della campagna era là.

In cosa consisteva il vostro lavoro?

Il nostro compito principale era identificare potenziali elettori di Trump. A livello di Data science, ci occupavamo di analisi di dati in arrivo giorno dopo giorno. E questi venivano usati per aggiornare modelli predittivi.

Lei in particolare che cosa faceva?

Mi occupavo di creare questi modelli per stimare la preferenza di certi gruppi di elettori per il candidato o per modellare la probabilità di presentarsi alle urne o la sensibilità verso particolari questioni di politica.

Molti dicono che il vostro lavoro è stato determinante per la vittoria di Trump. È vero?

Le campagne elettorali sono vinte dai candidati, però il nostro approccio può aiutare il candidato a indirizzare il messaggio in modo più preciso.

Quanti italiani c’erano nel vostro team?

Eravamo tre su quattro nel team di Data science.

Data science cosa significa, per capire bene?

La Data science è l’analisi di dati combinata con la creazione di modelli predittivi. Ci siamo trovati a fare previsioni in base ai dati in arrivo.

Da dove arrivavano i dati?

Sviluppavamo questionari e poi raccoglievamo risposte sia telefoniche che online. Queste poi venivano combinate in vari modi, ad esempio, per Stati diversi.

In che cosa Trump, secondo Lei, è stato superiore alla Clinton nell’uso dei social, a parte il fatto che aveva voi?

Trump – ed è un’opinione personale – è stato molto abile nello sfruttare la sua personalità per creare attività sui social e ha fatto scalpore raggiungendo anche una copertura alta da parte dei media tradizionali.

In che Stati avete avuto la soddisfazione più grande voi?

Florida.

Lì si vincono le elezioni…

È sempre stato lo Stato più importante per il voto Usa. La sera dell’elezione ci ha dato un brivido di emozione perché i risultati del Nord-Ovest erano molto più positivi e questo era il primo indizio di quello che sarebbe poi accaduto.

Era molto grazie al vostro lavoro?

Questo è sempre stato uno degli Stati su cui ci siamo concentrati.

Per capire bene, voi raccoglievate i dati che vi arrivavano da ovunque, da ogni fonte, li analizzavate e poi li personalizzavate?

Abbiamo un database molto ampio su molti americani.

Quanti milioni di americani?

Probabilmente circa 200 milioni.

E su questo database voi profilavate le singole persone?

Sì, creavamo modelli per prevedere le probabilità degli individui a votare per un candidato particolare o per presentarsi alle urne.

Nello scontro tra media tradizionali e social qual è il punto a favore dei social?

La velocità di diffusione e l’ampiezza dell’audience raggiungibile. Poi con un feedback quasi immediato.

Trump ha speso molto meno della Clinton per gli spot. Sono un mezzo superato?

Secondo me, il marketing digitale permette di raggiungere un target audience molto più specifico con una pubblicità particolare. Mentre lo spot televisivo ha un’audience più generalizzato.

Indistinta. Ma la vostra superiorità tecnica è stata proprio quella di raggiungere audience particolari.

Sì, è stata proprio questa.

Questa è la qualità specifica del vostro lavoro?

È un grande vantaggio sapere chi contattare, in che momento e con più o meno che messaggio.

Quindi, praticamente parlando a ognuno la sua lingua?

È quello che provavamo a fare con più e meno successo.

Mi sembra un successo discreto. Da poco in Italia si è votato per il referendum. Renzi ha perso. Avete valutato i suoi errori di comunicazione?

Per poter fare questo tipo di lavoro avremmo bisogno di mettere insieme un team dedicato che ha accesso a certi dati e che può svolgere una ricerca approfondita.

Come società sareste in grado di organizzare una strategia nella prossima campagna elettorale?

Saremmo in grado di sviluppare una strategia di comunicazione digitale.

Ma su che basi?

Il nostro servizio è su misura perché alla fine ogni candidato è diverso, ogni elezione è particolare come abbiamo visto con il voto Usa.

Tutti hanno l’idea di fare delle campagne su misura, ma qual è la vostra specificità?

Crediamo nei dati più attuali.

Ci fa un esempio concreto. Cioè per convincere me a votare Trump cosa avresti fatto?

Dovrei un po’ studiare prima di poterlo sapere. Però, per esempio, mandavamo messaggi specifici sulle policy d’immigrazione o del servizio sanitario a dei gruppi di elettori diversi.

Lei è un’italiana che vive a Londra. Dopo la Brexit cosa è cambiato?

Personalmente ancora non ho sentito l’effetto.

È vero che con la vostra società avete aiutato anche la Brexit?

Questo è quello che dicono i giornalisti però…

Dicono la verità o dicono bugie i giornalisti?

Non ne sono al corrente.

fonte: intervista di Giovanni Minoli

pubblicata su “Il Sole 24 Ore” il 10-01-2017

Lectio Mirabilis alla LUMSA

foto LUMSA 2

foto 2: il prof Ragnetti all’opera

Quando l’allievo supera il maestro!

Il Prof. Daniel Della Seta titolare dell’insegnamento di Teorie e Tecniche del linguaggio giornalistico al Corso di Laurea in SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE E MARKETING, all’Università LUMSA di Roma, non ha dimenticato il contributo formativo acquisito diciotto anni fa all’Istituto Fattorello. E allora ha voluto invitare il prof Ragnetti che era stato all’epoca suo “maestro”, a presentare la figura e l’opera di Francesco Fattorello agli studenti Lumsa.

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foto 1: i preparativi …

Nella foto 1: i proff. Della Seta e Ragnetti in “Preparativi tecnici di lezione”  Nella foto 2:  Il prof Ragnetti all’opera. Nella foto 3: ma che bell’aula!

Gli studenti della Lumsa, belli e bravi, sono fortemente coinvolti e seguono con grande interesse e attivo coinvolgimento gli innovativi contenuti proposti.

A fine incontro su indicazione del prof Della Seta, tutti si sono dichiarati d’accordo per replicare appena possibile la lezione fattorelliana.

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foto 3 – Ma che bell’Aula !

Noi tutti, seguaci degli insegnamenti dell’Istituto Fattorello, esprimiamo la più viva soddisfazione perché, ancora una volta, la nostra impostazione di studi sulla comunicazione ha ottenuto il consenso e l’adesione piena anche “fuori casa”!

Lettera Aperta al Prof. Ragnetti

Rendiamo nota, a tutti gli amici del Fattorello, una stimolante lettera aperta di un attento partecipante al Seminario di Studi svoltosi a Pordenone su Francesco fattorello e la sua Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione e la risposta del prof. Ragnetti.

Carissimo professor Ragnetti,

la ringrazio per questi giorni di dibattiti, discussioni e confronto su una tematica importante, bella (e anche molto complessa!) come la comunicazione e quanto da essa ne deriva. La ringrazio anche per la passione con la quale porta avanti la teoria della tecnica sociale di Fattorello, nonostante le mille difficoltà che inevitabilmente ci sono. Penso che sia una teoria molto costruttiva, soprattutto perché dà dignità all’uomo, liberandolo dalla condizione di inetto sociale e di burattino. 
Non so se in questi giorni sono riuscito ad esprimere bene il mio punto di vista. Posso comunque dirle che questi giorni mi sono stati molto utili per riflettere e anche capire bene e meglio molte cose. Soprattutto per quanto riguarda quello che lei ha definito il dodicesimo comandamento dei mezzi di comunicazione (“I mezzi di informazione sono certamente uno specchio della società che li esprime): è una frase che mi ha colpito molto e che ha suscitato in me questa riflessione, che proverò ad esprimere in maniera sintetica in questa “Lettera aperta” che le rivolgo.
È davvero consolatorio o in qualche modo accettabile che la spazzatura, l’ignoranza e il degrado che persistono in televisione quanto sui giornali, siano lo specchio della nostra società? Io trovo che sia aberrante, desolante e mortificante che la pochezza dei vari reality show e della molteplici trasmissioni ripiene di stupidi litigi e volgarità, possa prevalere sulla bellezza della cultura, soprattutto in Italia, Paese che spicca in Europa e nel mondo per le ricchezze artistiche ed architettoniche che possiede. Penso che qualunque professione, da quella giornalistica a quella medica, finanche al semplice spazzino che pulisce le strade delle nostre città, debba essere mossa dalla ricerca della verità, ma soprattutto dalla sua difesa, in rispetto di quella morale e di quell’etica che ogni uomo, pensante e opinante, possiede nella sua coscienza.
Ogni opinione, ogni pensiero, ogni idea che si volge alla ricerca della verità, deve aver diritto ad essere espressa in favore di un dialogo comune che sia mosso dal rispetto, da una critica costruttiva e dall’autocritica, intesa, quest’ultima, come capacità di mettersi in discussione, tralasciando da parte la presunzione di prevalere sull’altro, l’orgoglio, il narcisismo e anche ogni arrivismo personale. Ma qualora queste idee, queste opinioni e questi pensieri, fossero il frutto di una deliberata menzogna, beh, allora penso che non ci sia alcun dubbio sull’esistere di un pericolo di disinformazione e manipolazione da parte di alcuni media.
Penso che l’unico motore che debba muovere l’azione dell’uomo, così come i suoi comportamenti all’interno della società, sia la coscienza. Una coscienza che purtroppo in molti anestetizzano e mettono a tacere, aspettando che siano gli altri ad indicare una via facile da seguire. Una coscienza che dovrebbe essere invece viva e piena di buon senso. Ma soprattutto penso che in una società a volte svogliata come la nostra, la coscienza debba essere stimolata e in certi casi anche educata, senza la presunzione di sentirsi dei superuomini in grado di muovere le persone come se fossero dei burattini, ma attraverso il dialogo, il confronto, l’autocritica e l’umiltà di dubitare anche di sé stessi, se necessario.
Solo attraverso il confronto si può ascoltare l’altro e mettere da parte il proprio orgoglio, lavando così da ogni forma di egoismo le proprie idee e convinzioni. Solo attraverso il dialogo si può conoscere l’altro, eliminando pregiudizi e luoghi comuni, arricchendosi reciprocamente di punti di vista differenti, magari pure mantenendo intatte le proprie posizioni.
Penso che ogni uomo, qualunque sia la sua professione, abbia il dovere di arricchire il mondo in cui vive con un esempio sano, o quantomeno ci dovrebbe provare, nonostante i molteplici difetti che ognuno di noi inevitabilmente possiede. Ma i difetti non devono impedirci di cercare di migliorare i contesti in cui tutti viviamo, mettendo invece a frutto i nostri talenti al servizio della comunità. Qualunque rinuncia in tal senso è un’occasione sprecata. Per noi, per il mondo e per la verità. 
Ci vediamo a febbraio! 
Giuliano
P.s.: naturalmente non mi sono dimenticato di inviarle il mio papiro di laurea! 
…e la risposta del Prof. Ragnetti
 
Ciao Giuliano, anche io debbo ringraziarti per l’attenzione e l’interesse dimostrato nei nostri incontri, e, soprattutto, per la tua inaspettata e sorprendente lettera aperta. Quello che hai scritto è molto stimolante per il prosieguo della “lezioni”a Pordenone e mi fornisce  motivi di riflessione e, magari, di aggiustamento di contenuti e modalità didattiche. Voglio, comunque, rassicurarti che tutto alla fine, ti sarà utile : i vecchi medici di famiglia spiegavano che  dopo la crisi provocata dalla febbre, arrivava la lisi e se si trattava di un bambino, la mamma doveva essere contenta perchè il piccolo sarebbe cresciuto un po’. E’ quello che capita a noi quando ci apriamo a una diversa visione della realtà: la crisi iniziale è inevitabile ma salutare, perché dopo la lisi saremo certamente cresciuti almeno un po’.
A presto  Giuliano e grazie del simpatico papiro, Giuseppe Ragnetti

Francesco Fattorello – il fenomeno dell’informazione: analisi scientifica e metodologia professionale

Roma, 18 aprile 1989
Convegno Nazionale di Studio promosso da IPR e FERPI:
“La comunicazione in Italia 1945-1960”

Francesco Fattorello
il fenomeno dell’informazione:
analisi scientifica e metodologia professionale

relazione a cura di Carlo d’Aloisio
(atti pubblicati in vol. 4 collana “Politica della Comunicazione” – Bulzoni Editore)

Se, come credo di poter interpretare, questo convegno nazionale di studio è stato promosso con lo scopo essenziale di conoscere e di analizzare ciò che di importante si è determinato nel campo della “comunicazione” nel contesto italiano tra gli anni che vanno dal 1945 al 1960, con questo intervento intendo produrre un contributo che ritengo, quanto meno, particolare.

Dalla lettura delle varie testimonianze, che si possono evincere anche dall’incontro preliminare tenutosi lo scorso novembre, certamente emerge un quadro ricco di esperienze personali e professionali molto significative e di analisi storicistiche altrettanto interessanti ed articolate.

Sono tutti elementi informativi che aiutano a comprendere come, in quegli anni nel settore e in concomitanza con una notevole serie di innovativi fenomeni sociali, si siano evolute e sviluppate professioni anche nuove, così come l’avvento di nuovi massmedia abbia contribuito a determinare modificazioni radicali nelle abitudini e nei costumi di vita.

La testimonianza che intendo, però, proporvi si riferisce ad uno studioso del fenomeno dell’informazione, oggi in Italia non da tutti conosciuto, così come ieri, sempre in Italia e soprattutto da una certa “elite” ufficiale, non adeguatamente “riconosciuto”.

La sua opera, tuttavia, a testimonianza dell’importanza scientifica e culturale, è conosciuta e diffusa nelle università e nelle sedi scientifiche estere dove si studiano i fenomeni della “comunicazione” o meglio, se mi si consente una puntualizzazione terminologica, dell'”informazione”.

Curiosamente, ma non nel senso di un’inopportuna sottolineatura campanilistica, è un italiano e dà il nome – lo avrete certamente compreso – all’Istituto di Pubblicismo che qui mi onoro di rappresentare.

Francesco Fattorello, scomparso da alcuni anni, rappresenta uno straordinario patrimonio teorico, scientifico e didattico maturato in 60 anni di attività e sviluppatosi, in particolare, proprio nel periodo considerato dal convegno.

Già oggi, un testo di riferimento come l’Enciclopedia Treccani, citando l’Istituto Italiano di Pubblicismo fondato da Fattorello, segnala le peculiari caratteristiche delle attività interdisciplinari, finalizzate alla pratica formazione professionale dei tecnici operanti nel settore pubblicistico, sottolineandone l’ampiezza dei programmi rispetto alle “semplici scuole di giornalismo e di pubblicità”.

Il Prof. Fattorello, dal 1936 ordinario di Storia del Giornalismo presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma ed autore di una vasta serie di saggi su studi letterari e sulla storiografia del giornalismo italiano, fu, tra il 1939 e il 1942, promotore e direttore de “Il Giornalismo”, la prima (e forse unica per finalità e omogeneità culturale) rivista specializzata in problemi giornalistici.

Fattorello, da ricercatore del fenomeno, proprio in quegli anni maturava la consapevolezza che lo studio del “giornalismo” non potesse essere ristretto in una mera registrazione e analisi dei fatti storici.

La “storia del giornalismo” non poteva identificarsi con la storia degli eventi della società politica puntualmente ripresi dai giornali, né poteva apparentarsi alla storia letteraria; impostazione romantica, quest’ultima, ereditata dal giornalismo di fine secolo, ma che era ancora molto diffusa e per la quale “il giornalismo” era considerato come una sottospecie della “letteratura” ed i “giornalisti”, per tale motivo, una sottospecie dei “letterati”.

Mentre era opinione diffusa ritenere che il giornalismo potesse essere oggetto di storia, il Prof. Fattorello, che pur proveniva da questa tesi, veniva maturando l’idea che non si potesse scrivere la storia del giornalismo finché non fosse chiaro quale in realtà fosse il suo oggetto.

In quegli anni, infatti, il “fenomeno giornalistico” era confusamente vissuto da studiosi e addetti, ora come un’arte, ora come una scienza, ora come una missione (e purtroppo questi luoghi comuni sono tuttora molto diffusi, come ad esempio la mitica tradizione del “giornalista si nasce, non si diventa”), mentre nelle analisi di Fattorello appariva sempre più come un fenomeno legato ad un altro più importante, di cui non si faceva menzione, e che pure era tutto nella vita della società; quello dell’informazione.

Negli anni in cui cominciava a farsi strada anche in Italia la sociologia, già affermatasi nel resto del mondo, l’idea di Fattorello poté trovare terreno fecondo grazie soprattutto all’incontro con Corrado Gini, l’eminente sociologo e statistico, che fornì a Fattorello la risposta ai suoi interrogativi sull’oggetto della storia del giornalismo.

Alla luce di questa disciplina il “giornale” appariva come uno strumento dell’informazione contingente e perciò doveva essere studiato nel quadro di questa prospettiva. Il “fenomeno giornalistico” non era altro che l’esercizio dell’informazione tramite lo strumento del “giornale”; esso non poteva essere più oggetto soltanto della storia politica e della storia letteraria.

Da qui, ora, ricominciava lo studio del Prof. Fattorello: la sociologia consentiva non solo lo studio scientifico del fenomeno sociale, ma soprattutto di far risaltare la funzione del “giornale”, nella dinamica della vita sociale, sui fenomeni d’opinione.

Lo studio della sociologia e gli accostamenti alla statistica portarono Fattorello a confrontarsi anche con studiosi stranieri, soprattutto con Stoetzel, per la sua teoria dell’opinione, e con Dupréel.

Lo sforzo teorico e culturale era quello di riuscire a configurare scientificamente una disciplina che fosse in grado di analizzare il fenomeno giornalistico, in particolare, e quello dell’ informazione, in generale, al di là degli schemi rigidi e sacrali della letteratura e dello storicismo.

Per questo, Fattorello fondò nel 1947, anche grazie al particolare appoggio di Gini, allora Preside della Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Roma, l’Istituto Italiano di Pubblicismo, con il proposito di promuovere in Italia un movimento di studi che avesse come oggetto non tanto il giornalismo, ma il fenomeno sociale dell’informazione nelle sue diverse applicazioni.

Nello stesso anno, non senza grandi difficoltà, Fattorello riuscì ad istituire il “Corso Propedeutico alle Professioni Pubblicistiche”, il cui ordine degli studi comprendeva l’analisi del fenomeno dell’informazione articolato in una tecnica che ne individua i due principali soggetti il promotore ed il recettore , la forma data al contenuto, il mezzo; studio completato dal contributo che alla comprensione del fenomeno arrecano la statistica applicata ai sondaggi d’opinione, la legislazione pubblicistica, la storia degli strumenti di comunicazione. L’interpretazione e lo studio del fenomeno non dovevano, tuttavia, essere fini a se stessi: con il “Corso di Applicazione” nacque, così, la “Scuola di Tecniche Sociali dell’Informazione” che prima in Italia conferiva un titolo di qualificazione per l’esercizio delle professioni pubblicistiche.

L’istituto , dunque, si proponeva due finalità: una scientifica, che presupponeva l’interpretazione sociologica del fenomeno dell’informazione; l’altra pratica, finalizzata alla definizione di una Tecnica dell’Informazione come strumento metodologico fondamentale, uguale per le diverse discipline pubblicistiche, quali il giornalismo, la propaganda ideologica, la pubblicità, le c.d. relazioni pubbliche, ecc., sostenendo e dimostrando, cioè, che come esiste una tecnica industriale per lavorare sulle cose, così esiste una tecnica per agire sulle opinioni degli uomini, che consente, una volta individuata, di essere applicata in ogni attività sociale.

Secondo l’analisi di questa tecnica, la dinamica della vita collettiva si concreta in rapporti sociali che costituiscono la trama del tessuto sociale; questi rapporti sono messi in moto dall’iniziativa dei soggetti promotori e si articolano attraverso i mezzi utilizzabili, siano essi naturali o artificiali; tali rapporti di informazione si sviluppano nel rispetto di determinate leggi e di una tecnica che l’uomo pratica se ne è consapevole, ma nei termini della quale è costretto ad operare anche se per avventura la ignora.

L’uomo, perciò, non comunica, cioè non trasmette come una macchina l’oggetto dell’informazione, ma trasmette tramite il mezzo la forma nella quale ha configurato per sé e per gli altri l’oggetto che ha percepito.
‘uomo come essere intelligente è dotato della facoltà di percepire e poi di configurare ciò che ha percepito e quindi di predisporre la trasmissione ad altri di questa rappresentazione.

La trasmissione avviene con uno scopo ben preciso: quello di ottenere da parte del soggetto recettore da considerare sempre come un soggetto opinante un’adesione di opinione alla formula proposta.

Questa formula, proprio per le intenzioni del promotore, ma anche al di là di tali intenzioni, può essere più o meno rappresentativa dell’oggetto del rapporto di informazione, può anche divergere in tutto o in parte; comunque non ci potrà mai essere identificazione totale tra l’oggetto dell’informazione, la rappresentazione del medesimo proposta dal promotore e l’interpretazione da parte del recettore.

E’ questa una delle caratteristiche fondamentali del rapporto di informazione; molte altre, come, ad esempio, l’inesistenza dell’obiettività o la distinzione tra l’informazione contingente e quella non contingente, non possono, per rispetto agli evidenti problemi di tempo, essere rappresentate in questa sede.

D’altra parte, la straordinaria modernità di questa concezione è recentemente testimoniata dalla riflessione e dalla conseguente evoluzione che sta coinvolgendo, in particolare, la stampa periodica americana (ma non solo quella): non più la stereotipata formula dei fatti obiettivi separati dalle opinioni, ma sempre più diffusa la consapevolezza che è il “tasso di opinione” (più o meno accentuato) a caratterizzare (più o meno marcatamente) i processi informativi.

L’opera di Fattorello, nel decennio 1947/57, fu rivolta allo sviluppo ed alla diffusione di questi studi e delle loro applicazioni; tra le altre, attivò iniziative come:
– la pubblicazione semestrale della collana “Saggi e Studi di Pubblicistica” (iniziata nel 1953 e annoverata tra i periodici di alto valore culturale), i cui contenuti documentavano in concreto l’applicazione di questa tecnica ed offrivano materia di consultazione sulle professioni pubblicistiche;
– la pubblicazione mensile, dal 1957, del bollettino “Notizie e Commenti” sull’informazione dell’attualità;
– l’istituzione del “Centro Nazionale di Studi sull’Informazione”, creato d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri nel quadro delle attività internazionali promosse dall’UNESCO.

Fattorello, comunque, nel dicembre del 1959, a coronamento di queste sue nuove ricerche, pubblica la teoria sociale dell’informazione (che aveva già esposta per la prima volta l’anno precedente all’Università di Strasburgo) nel libro “Introduzione alla Tecnica Sociale dell’Informazione”: questo testo avrà numerose riedizioni e sarà tradotto in più lingue anche per essere adottato in diverse università straniere.

Se gli anni ’50 furono anni di riflessione e segnarono per Fattorello il coronamento dei suoi sforzi con l’elaborazione della teoria dell’informazione, gli anni ’60 furono, invece, ricchi di scambi e di affermazioni scientifiche in campo internazionale.

Testimonianza dei proficui scambi intrapresi non sono soltanto le lezioni ed i corsi tenuti da Fattorello in numerose università estere, ma anche la partecipazione che eminenti studiosi di tutto il mondo vollero dare ai corsi da lui organizzati presso la Facoltà di Scienze Statistiche di Roma.

La “Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione” rappresenta, dunque, il contributo per un’interpretazione non solo storicistica del fenomeno “comunicazione”, ma soprattutto una proposta chiara, non ideologica né stereotipata, uno strumento di conoscenza attinente alle scienze sociali, culturalmente aperto al confronto.

La Dott.ssa Rosario de Summers, rappresentante permanente alle Nazioni Unite della Commissione Economica per l’America Latina (con l’incarico di coordinare i rapporti con i massmedia di tutto il mondo), intervenendo quest’anno all’inaugurazione dei Corsi della Scuola di Metodologia dell’Informazione che per il 42° anno consecutivo danno continuità all’impostazione intrapresa da Fattorello ha inteso sottolineare proprio come, nel contesto internazionale, la conoscenza e l’uso delle tecniche sociali stia acquisendo sempre più valenza di fondamentale utilità pratica e metodologica per tutti coloro che, come noi, si occupano quotidianamente di questi problemi.

Per concludere, credo di poter sottolineare come questa occasione possa rappresentare, non solo una sede opportuna per fare onore all’attività scientifica di Fattorello, ma anche un significativo arricchimento agli interessanti contenuti di conoscenza maturati grazie a questo convegno.

Carlo d’Aloisio Mayo