Perchè alle donne piacciono i barbuti?

Abbastanza spesso si nota che le donne sono attratte dagli uomini barbuti. Che ruolo puo’ giocare la barba nell’attrazione amorosa?

Richiesto dalla nostra fattorelliana Concetta.
Chiedersi cosa ci sia dietro alla scelta di un uomo di proporsi a altri e in particolare all’attenzione femminile con un viso rasato e ordinato piuttosto che barbuto, apparentemente puo’ sembrare una questione del tutto priva di fondamento.

Tuttavia se si vuole dare un significato alla scelta di portare e di preferire la barba, non bisogna dimenticare quello che:” se non è il più importante, è certamente il più evidente e anche il più naturale: il suo significato sessuale. Probabilmente era la barba che permetteva ai nostri antenati i cavernicoli di riconoscere imme- diatamente e a distanza un uomo da una donna: era dunque un segnale di identificazione sessuale ben preciso. Ma oggi che le donne sono più abituate a non vedere barbe che a vederne; la barba ha ancora questo significato?

Oggi è difficile trovare donne .. che abbiano delle vere pregiudiziali sul fatto che un uomo abbia o non abbia la barba. Preferenze forse si, ma in generale la donna accetta l’uomo con l’aspetto che ha, se questo le piace nel suo complesso. Se pero’ la barba dà fastidio, la cosa è più che altro dovuta a fattori culturali: in generale piace l’uomo dall’aspetto ordinato, oppure si nutrono preoccupazioni igieniche.

Quando invece piace, è perché la barba viene interpretata proprio e ancora per quello che è il suo significato Il primitivo”, un segnale sessuale: le donne che si sentono attratte in prevalenza dagli uomini barbuti, vedono effettivamente un che di mascolino, di virile, un qualcosa di piacevolmente diverso” dall’aspetto femminile. Inoltre sembra che la donna recepisca altri tipi di segnale, ad esempio che il suo possessore accetta tranquillamente e senza ansie di essere maschio, tanto da non temere di dimostrarlo.

Senza bisogno di andare a tirar fuori la ricerca di una figura che dia appoggio e protezione, che sarebbe fuori luogo, è pero’ forse probabile che per la donna che si sente attratta in prevalenza da uomini con la barba, questa rappresenti una certa chiarezza e onestà, insomma una rassicurazione inconscia sull’identità del suo possessore verso cui rivolgere senza dubbio la propria carica sessuale.

La redazione di megghy.com

Avviso ai “Cerveretani”

Vi attendiamo numerosi mercoledì 19 Settembre 2008 alle ore 18:00 presso la sede didattica dell’Istituto “Seraphicum”, Via del Serafico, 1 – 00142 Roma Zona (Eur).

Vista la latitanza dei “Cerveterani”, il Prof. Ragnetti insieme al comitato di Istituto ha deciso che devono pagare un’ammenda… portando la merenda.
Vi aspettiamo tutti…
Alessandra Romano

A proposito di spazzatura…di Giuseppe Ragnetti

In foto il Prof. Ragnetti.

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Mi capita tra le mani una vecchia copia del giornale “la Repubblica” del 2 settembre 1992 Trovo di grande interesse ed attualità l’intervista a Giorgio Gori Direttore di Canale5. La TV volgare? E’ lo specchio degli Italiani. “Nostro compito è dare al pubblico ciò che vuole perché vendiamo telespettatori agli inserzionisti pubblicitari.

La tv è un eccezionale specchio sociologico: andiamo in giro per le case degli italiani e scopriremo che la televisione non è altro che un’immagine fedele del paese” E più avanti “….per avere questa grande platea di telespettatori, noi dobbiamo capire che cosa piace alla gente, perché il pubblico sceglie e in qualunque momento può usare il telecomando”.

Quanto appena affermato, è molto interessante perché consente agli studiosi ed appassionati del settore di innescare varie riflessioni; pensiamo ad esempio alla polemiche che sovente vengono fatte su determinati programmi radio-televisivi. La domanda, a questo proposito, che ci piace porre e che, solitamente, è argomento di dibattito in aula è la seguente: “Tv spazzatura o pubblico spazzatura?”.

Da ciò si evince che molte delle c.d. problematiche inerenti la “qualità” dei programmi radio-televisivi risultano relativamente importanti poiché, in virtù di quanto affermato ormai da diversi decenni nella nostra piccola Scuola, l’industria dei mezzi di comunicazione non fa altro che “mettere in forma” un prodotto che è pari ai gusti del pubblico al quale è indirizzato.

Non può permettersi di creare programmi che non derivino da uno studio dei recettori perché tale industria ha ovvie finalità imprenditoriali e gli investimenti effettuati devono fornire un consistente ritorno economico.

Proprio come il marketing, l’industria dei mezzi di comunicazione ha l’obbligo di studiare il suo mercato-recettore e fornire un prodotto adeguato, semplicemente perché le regole del mercato sono queste: “compro se il prodotto è di mio gradimento” (ovvero, guardo o ascolto un programma se mi piace) altrimenti “cambio canale”.

L’industria dei mezzi di comunicazione, proprio perché azienda, non crea prodotti che non abbiano riscontri sul pubblico ed allora: “Tv spazzatura o pubblico spazzatura?”. Ignoranza, superficialità o malafede impediscono a molti di dare una risposta univoca a quella che è soltanto una domanda retorica.

Prof. Ragnetti

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L’ accademia della vigna

A cura di Francesco Ricci

Mi trovavo in campagna a compiere alcuni lavori nel vigneto in una bellissima giornata di primavera, in completa solitudine tra il verde dei prati e i germogli delle viti che lasciavano già vedere i piccoli grappoli, con la sola compagnia di una cornacchia che seguiva instancabilmente il mio lavoro svolazzando in ogni filare alla ricerca di qualcosa che avevo reso più visibile con il mio passaggio.

Il rumore del trattore mi ha permesso di estraniarmi dai soliti pensieri quotidiani come se stessi in una campana di vetro, lasciando spazio a riflessioni interiori tra me e me, riascoltando concetti acquisiti recentemente che in questo ultimo periodo sono protagonisti nella mia vita.

Ripensavo agli incontri del venerdì al Fattorello alle lezioni del professor Ragnetti agli scambi tra i partecipanti e anche alle simpatiche merende, e non ho potuto tralasciare alcuni concetti come affermazioni ed esempi, che solo in una seconda accurata riflessione chiariscono le idee.

Ripensavo al gioco del target, alle freccette nei diversi materiali, ai più o meno abili tiratori nonché al bersaglio vicino o lontano, libero o schermato, alla M di metro o di maiale, al carrello della spesa, al freezer necessariamente ben fornito, alla disattenzione verso alcune indicazioni che in quel momento non sono ciò che cerchiamo (mobilificio o pizzeria), alla memoria, al filtro percettivo e alla manipolazione.

Questo elenco di parole, di esempi anche se apparentemente semplici, mi hanno messo spesso in difficoltà nel capire cosa ci si nascondesse dietro, ma la tanta curiosità ha vinto anche lo sconforto di mollare perché argomenti troppo difficili o lontani dalla mia persona.

In quel giorno lontano da tutti e da tutto, sono riuscito a sbriciolare ed a capire l’importanza semplice e intrigante, curiosa e accattivante di questo nuovo mondo che sto conoscendo, formato da vocaboli nuovi, profondi e significativi, legati da un unico filo conduttore: la riscoperta di me stesso ed il riappropriarmi della mia naturale vocazione, quella dell’uomo libero, libero da tutto ciò che io ho erroneamente fatto entrare, libero da tutte quelle situazioni alle quali ho consegnato le chiavi della mia casa ed alle quali ho permesso di mettermi alla porta, perdendo il mio ruolo di padrone per essere servitore.

Sono molto risentito e amareggiato nel pensare al faticoso studio e lavoro che dovrò fare per riconquistare ciò che è mio, ciò che con molta facilità mi è sfuggito di mano, solo per una semplice superficialità, distrazione o condizionamento; ma altrettanta gioia e forza alimenta la mia voglia di proseguire in questo viaggio ancora misterioso, ma che inizia a far assaporare i primi frutti e mi consentirà di essere più attento, coraggioso e libero, e soprattutto, mi insegnerà ad aver cura delle chiavi, ad essere una buona sentinella su ogni orizzonte nuovo che mi si presenterà, fatto di situazioni ma anche di persone che saprò ascoltare e che sapranno ascoltarmi.

Il mio lavoro giungeva al termine perché la mia amica cornacchia, con il suo ultimo volo, mi faceva capire che i filari erano finiti, e guardando l’orologio anche il tramonto era vicino, quello di una piacevole giornata di lavoro e riflessione, che segnava la fine di un giorno di luce ma rappresentava una nuova alba di un pensiero nuovo di una nuova persona in una nuova esperienza.

L’accademia della vigna mi ha permesso di riflettere e mi ha donato il coraggio di poterlo raccontare e condividere.

Cerveteri Maggio 2008
Francesco Ricci

Poggiovalle: “Parlare in pubblico” 6-8 giugno

Il seminario intensivo su “Parlare in Pubblico” è parte integrante delle attività culturali e didattiche riservate agli iscritti all’Istituto Fattorello. La partecipazione, pertanto, è a titolo completamente gratuito.
da Roma: Autostrada A1 direzione Firenze – Uscita Fabro

Località Poggiovalle – 05015 Fabro (TR)

ITALIA

Tel. +39-0578-248125 – Fax +39-0578-248219

www.poggiovalle.com

Il costo di vitto e alloggio, da pagare direttamente alla struttura ospitante è di circa 170 euro

PROGRAMMA DEL SEMINARIO —-> POGGIOVALLE 2008

Il Prof. Gnagnarella al Fattorello

A cura di Marco Cuppoletti

Venerdì 16 maggio u.s. si è tenuta presso l’Istituto Francesco Fattorello la prevista lezione straordinaria tenuta dal prof. Giuseppe Maria Gnagnarella sul tema “ma chi governa la RAI perde le elezioni?”.

Di fronte ad un’attenta e gremita aula, il prof. Gnagnarella ha illustrato i contenuti del suo ultimo libro “La bella preda” edito da Carabba, con il quale egli afferma provocatoriamente che la RAI quale servizio pubblico radiotelevisivo, seppur espressione, nelle sue posizioni di vertice, dell’esecutivo politico in carica nel periodo precedente alle elezioni politiche, per la sua particolare conformazione aziendale ed articolazione organizzativa, garantisce in ogni caso il pluralismo e l’informazione democratica.

Particolarmente interessante per noi fattorelliani l’affermazione di Gnagnarella in merito al fatto che la sua grande esperienza di giornalista radiotelevisivo gli consente di affermare che in televisione ci si deve andare per comunicare un progetto, con dei contenuti da trasferire, poiché la sola bella presenza, il solo apparire senza essere non serve ad ottenere consensi aldilà di un’effimera notorietà.

Anche il chiarimento richiesto a Gnagnarella sul suo pensiero in merito alla legge cosiddetta “Par Condicio” ha evidenziato la sua convinzione che, come del resto noi affermiamo da tempo, fatto salvo il diritto democratico di tutti i gruppi politici che partecipano alla tornata elettorale di accedere paritariamente al mezzo radiotelevisivo, diversa questione è la reale efficacia della comunicazione.

Non ha nessuna valenza e non offre alcun vantaggio disporre di più tempo di trasmissione dell’altro schieramento quando non si ha nulla da comunicare o quello che si ha da dire si comunica male.

Infine è stato affrontato dal relatore il tema dei programmi televisivi che rispecchiano una società superficiale, edonistica, priva di reali valori e di contro quanto sia difficile inserire in palinsesto percorsi di qualità del prodotto televisivo se non a costo di pagare a caro prezzo i bassi ascolti che registrano le trasmissioni cosiddette impegnate.

Complessivamente la lezione si è protratta senza interruzioni per oltre due ore, con momenti d’acceso dibattito tra il relatore, il prof. Ragnetti o con i partecipanti in aula, segno evidente del grande interesse suscitato da questi argomenti, calzanti appieno con i temi della comunicazione da noi studiati.

Nella speranza di poter nuovamente approfittare della grande capacità divulgativa e dell’esperienza in tema di comunicazione del prof. Gnagnarella, a lui va il nostro sentito ringraziamento per l’attenzione che ha voluto riservare ai corsisti dell’Istituto Francesco Fattorello.

Eventi d’eccezione: il Fattorello incontra Gnagnarella

Vi aspettiamo numerosi

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MA CHI GOVERNA LA RAI PERDE LE ELEZIONI ?

Il Dottor Giuseppe Maria Gnagnarella responsabile RAI per i rapporti con le Autorità centrali e gli Enti locali è uno dei più esperti conoscitori delle discipline dell’ informazione e della comunicazione.

E’ docente a Scienze della Comunicazione alla Sapienza e all’ Università di Cassino. E’ stato Consigliere di amministrazione della LUISS e dell’Università Navale di Napoli, nonché Capo redattore politico del TG3 e del GR. Vaticanista e inviato speciale di guerra e di politica estera: Ha seguito in diretta e ci ha raccontato i principali avvenimenti internazionali. .

Autore di autorevoli saggi sulla comunicazione e sulla storia recente del nostro Paese, ha recentemente e con grande tempestività dato alle stampe il suo ultimo lavoro “La bella preda. RAI tra politica e audience” dove analizza l’influenza della TV sui risultati elettorali.

Il Dottor Gnagnarella ha accettato con entusiasmo di fare una lezione speciale al Fattorello ed è pronto a discutere con noi sulle tematiche che tanto ci appassionano.

 

COPEV e CRI – Comunicato Stampa N.1

COPEV e CRI

Presentano

I Giornata della Prevenzione per le malattie del fegato

Sabato 10 maggio dalle 8,00 alle 18,00
Nei 5 ospedali di Roma

S. Camillo, S. Giovanni, S. Eugenio, Policlinico Umberto I, P.zz.a S.Lorenzo in Lucina, ( S. Giacomo)

A cura di Alessandra Romano

 

“DONA 5 MINUTI PER LA SALUTE DEL TUO FEGATO”

Dopo il successo ottenuto con la promozione dell’importante campagna di vaccinazione contro il Papilloma virus, l’Associazione COPEV e la CRI hanno organizzato per il 10 maggio una giornata dedicata alla prevenzione della malattie del fegato. Verifichiamo il nostro stato di salute del fegato con un semplice Test praticato con un moderno macchinario (Reflotron).

Un’analisi del sangue, senza ago, facile, veloce e indolore. In 5 minuti, da una goccia di sangue prelevata dal polpastrello, i medici della COPEV sono in grado di misurare il livello delle transaminasi e analizzarne i risultati con voi. Uno sforzo importante di uomini e mezzi: 5 postazioni CRI e più di 100 persone impegnate per effettuare in un sol giorno il numero più elevato possibile di analisi.

Le tende della Croce Rossa saranno istallate nei 5 principali ospedali di Roma – S. Camillo, S. Giovanni, S. Eugenio, Policlinico Umberto I° e a Piazza S.Lorenzo in Lucina, per il S. Giacomo. All’interno medici, infermieri e tecnici, che, dopo un colloquio con i cittadini interessati, effettueranno il test e ne verificheranno immediatamente i risultati.

Le statistiche mondiali parlano chiaro, le malattie del fegato sono in grande aumento, soprattutto nei paesi occidentali;in particolare le Epatiti virali croniche che possono evolvere verso gravi complicanze come la cirrosi epatica e il tumore del fegato,che rappresento oggi una delle cause di morte più frequenti nella popolazione italiana.

La prevenzione è quindi fondamentale. Promotore della prima giornata romana di prevenzione delle malattie del fegato è il Presidente della COPEV Prof. Fabrizio Soccorsi primario di Epatologia al San Camillo, da molti anni impegnato nello studio e ricerca di queste infezioni. “E’ la prima volta che in Italia viene organizzata un’azione di prevenzione delle malattie del fegato sì imponente.

L’opportunità è nata grazie ai rivoluzionari macchinari messi gratuitamente a disposizione della COPEV e della Croce Rossa. La scienza e la tecnica oggi ci permettono di effettuare esami e diagnosi in soli 5 minuti per valutare il livello delle transaminasi nel sangue. Da questo primo semplice test si può capire immediatamente se si ha bisogno di ulteriori accertamenti” Il prof. Soccorsi invita quindi tutti i cittadini romani sabato 10 maggio a entrare nelle tende della Croce Rossa.

“I nostri medici e infermieri, in caso di alterazioni del sangue, sono a vostra disposizione. Siamo in grado di fornire, in caso di alterazioni degli enzimi epatici., tutte le informazioni sui successivi passi da seguire direttamente là negli ospedali dove vi trovate”
Conferenza stampa

ore 11.00 mercoledì 7 maggio 2008

Sede Nazionale CRI

Via Toscana 12 – Sala Palasciano – ROMA
Presenti per rispondere alle domande dei giornalisti:

Prof. Fabrizio Soccorsi – Presidente COPEV

Dott. Massimo Barra – Presidente CRI

Dott. Fernando Capuano – Presidente Provinciale CRI

Daniela Ciuffi – Presidente ANTEL

 

Dopo la conferenza stampa sarà possibile sottoporsi al test con il macchinario Reflotron

Info: Ufficio Stampa Alessandra Romano 329/6322430 – al.romano29@libero.it

La Tesina di Giuditta Avellina

Tesina realizzata per “Tecniche di Relazione”(prof.Ragnetti)
A cura di Giuditta Avellina

IL FATTORELLO 2.0
Opinioni opinabili nel Web di seconda generazione

Web 2.0, termine coniato da Tim O’Reilly e Dale Dougherty, rappresenta una nuova visione del web che si riferisce alle tecnologie di Internet che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati: l’informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all’altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso.

Una rivoluzione del concetto di opinione dominante, in puro stile fattorelliano: il paradigma del Web 2.0 permette agli utenti di prendere informazioni da diversi siti simultanemente e di distribuirle sui propri siti per nuovi scopi, aumentando la moltiplicabilità e la soggettività dell’opinione.

Ma qual è il valore del web 2.0 in rapporto al concetto esteso di opinione?

– Potenzia la rete minore , ossia permette agli utenti non interessati ai grandi circuiti industriali bensì a prodotti meno commerciali, di trovarli ed acquistarli in rete. Amazon ed eBay hanno usato quest’idea per costruire società che valgono miliardi su miliardi.

– Piccoli Pezzi, Slegati. Il monoblocco non esiste più. Non è agile. Quello che si è costruito non si può aggregare: è la somma delle singole opinioni a generare la totalità.

– Self Service e Partecipazione. Ogni utente fornisce la propria opinione e partecipa alla modifica di quella altrui.

– Decentralizzazione. Le singole fonti di funzioni sono singole fonti di fallimento ed oggi sono inaccettabili poiché non forniscono nè la distribuzione nè il ritrovamento di contenuti di valore significativo; invece, l’opinione, grazie al web 2.0, non parte da un centro ma dagli stimoli multilaterali delle parti.

Insomma, è un nuovo modo di intendere la Rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l’interazione sulla rete globale che oltre ai computer, comprende altre periferiche quali il cellulare, la televisione, la radio, che possono interagire tra loro utilizzando le nuove tecnologie di condivisione, all’insegna della collaborazione, dell’interazione sociale realizzata grazie alla tecnologia.

I servizi e gli strumenti del Web 2.0 trasformano ogni utente da consumatore a partecipante, da utilizzatore passivo ad autore attivo di contenuti, messi a disposizione di chiunque si affacci su Internet, indipendentemente dal dispositivo che utilizza e dall’ambiente sociale in cui opera.

Gli stimoli diventano migliaia per un utente, e tra questi: cosa fa nella vita, il sesso/età, l’ambiente sociale, il linguaggio, lo stato economico,attività odiate/amate, modo di comportarsi, rapporti con altri, obiettivi della sua vita, punti di forza/debolezza.

Queste e mille altre variabili determineranno la crescita dell’utente navigatore del web: il suo orizzonte “virtuale”, sollecitato da tali stimoli, comincerà ad allargarsi e ad adottare norme sociali intorno a valori ed interessi che contribuiranno a formare le sue intenzioni personali.

La matura navigazione sul web, gli consentirà di fortificare le proprie opinioni personali e gli darà altresì la possibilità, con tali opinioni, di agire a sua volta sull’ambiente sociale che lo ha formato (seppur, ovviamente, in virtuale).
In pratica:

AMBIENTE SOC.—)AGISCE SULL’UOMO—)
L’UOMO DIVIENE UTENTE
UTENTE—————————)AGISCE SUL WEB

Come si può chiaramente notare, il processo di condizionamento possiede una propria circolarità, nonostante l’ambiente sociale risulti più forte nel condizionare la personalità dell’individuo.

Le variabili sopra elencate (ambiente sociale,stato economico,ecc.) riusciranno a dispiegare la loro forza grazie a un processo mentale agevolato dall’educazione (che agisce attraverso attitudini) e dall’intelligenza (che genera un pensiero più personale) che consentirà all’utente una affiliazione alla community sul web.

L’affiliazione sarà confermata dall’adozione di dati stereotipi (il multilinguaggio del web 2.0), elementi preponderanti per sentirsi in armonia sociale: l’opinione espressa dall’utente sarà in armonia con gli stereotipi della community virtuale.

Le communities virtuali sono generate da applicazioni, e le più diffuse del Web 2.0 sono: blog, social network, podcasting, bookmarking,wiki, ecc.

Tutte permettono la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.

Le materie e gli argomenti trattati spaziano lungo tutti i campi del sapere, rendendo ogni informazione immediatamente visibile e rielaborabile per qualsiasi media.
Può capitare che un articolo apparso su un quotidiano online sia commentato su un blog, per poi essere arricchito dall’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una comunità, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e “popolare”.

La notizia, è insomma fonte e prodotto della non obiettività, essendo formata dalla somma di più opinioni e formandosi in un vero e proprio luogo di incontro, discussione e condivisione di argomenti e contenuti, disponibili come testo, immagini, audio e video.

Col Web 2.0 nascerà una visione del web in cui l’informazione viene spezzettata in unità di “microcontenuti” che possono essere distribuiti su dozzine di domini: Internet come la summa delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione dell’informazione e della condivisione del sapere.

Scorrendo l’elenco delle soluzioni Web 2.0 troviamo i wiki, l’espressione più democratica della diffusione della conoscenza attraverso la tecnologia.

La logica che muove e sviluppa i wiki è la partecipazione degli utenti a un obiettivo comune, come la realizzazione della più grande enciclopedia mondiale, la “Wikipedia”, o la creazione di un glossario informatico, o di una knowledge base dedicata a un argomento specifico.

Il metodo di lavoro è in questo caso l’elemento innovatore; chiunque può aggiungere o modificare il contenuto (testo, immagini e video) presente in un wiki. Ecco perché si può affermare che la partecipazione libera del singolo produce un bene culturale comune, fruibile da tutti gratuitamente.

Non si possono non menzionare i social network, o reti sociali, che consistono in gruppi di persone, con vincoli familiari e non, con passioni e interessi comuni, intenzionati a condividere pensieri e conoscenze. Si trovano online comunità di persone che condividono i link ai siti che ritengono interessanti, oppure alle proprie foto o video, come anche poesie, o anche resoconti di eventi cui hanno partecipato.

Persone che hanno la capacità e la voglia di distribuire contenuti multimediali relativi ai propri interessi. Questi gruppi si rivelano spesso una preziosa fonte di informazioni e al contempo divulgatori specializzati in argomenti di nicchia.

Nel rapporto con l’altro, l’internauta proviene da varie esperienze di socializzazione e di acculturazione che lo hanno accompagnato durante tutta la sua vita: l’insieme di circostanze, credenze, valori ed eventi che lo hanno reso “sociale” avranno avuto modo di scontrarsi con miriadi di formule d’opinione, ossia opinioni propostegli da un ipotetico ”altro”.

E’ chiaro come egli, in parte, sarà contagiato dal gruppo d’interesse sul web, che contribuirà alla formazione delle sue attitudini sociali, ossia quel complesso sistema di rappresentazioni, ricordi, sentimenti, che è possibile sintetizzare nelle seguenti categorie:

1. sentimenti collettivi
2. ideali collettivi, atti a definire macroconcetti quali il bene,il male,ecc.
3. idee, credenze, visioni del mondo

Che contribuiranno a definire l’utente quale membro sociale di “quel dato gruppo” e a farlo agire nei processi di opinione.

La cultura, bagaglio di conoscenze che ogni individuo eredita dal sociale, sarà un altro fattore primario che determinerà l’acculturazione dell’utente, ossia quel complesso processo di socializzazione (intesa come integrazione in società) e di assimilazione di credenze, tendenze e valori provenienti dalla società medesima: insomma, una definizione molto vicina a quella di social network.

Condizionato da questa miscela esplosiva di acculturazione e attitudini sociali, l’utente deciderà se aderire o meno alle formule propostegli e in caso di esito positivo, si dirà che egli avrà dato la propria adesione d’opinione a un contenuto, scaricabile per scopo commerciale o per la libera circolazione del pensiero.

Se si verifica un’adesione a scopo commerciale si pensa immediatamente alla vendita di pubblicità o di servizi professionali su Internet, ma non vanno trascurate la visibilità e la credibilità che un’azienda può acquisire aprendo il proprio blog, o partecipando a comunità di nicchia i cui interessi coincidono con i prodotti offerti.

Per non parlare dei vantaggi nel campo delle relazioni pubbliche e della comunicazione d’impresa: “io commerciante aderisco a una community virtuale per lavorare bene e farlo sapere a tutti”. E cosa c’è di meglio di un blog, o un wiki, o una community, per farlo sapere a tutti?

L’adesione a scopo libera circolazione del pensiero, possiede altrettanti importanti obiettivi:

a) il contenuto cui si aderisce sarà completamente svincolato dalla sua rappresentazione;

b) l’adesione genererà giudizi d’opinione che verranno aggregati e riaggregati secondo i bisogni degli utenti e saranno fruibile su diverse piattaforme di distribuzione;

c) oltre alla capacità di comunicare in nuovi ambienti le proprie opinioni, si dovrà anche imparare a gestire nuove dinamiche relazionali (es.peer to peer) ;

d) la comunicazione diverrà sempre più flessibile e adattata ai contesti ed ai comportamenti di fruizione, contro la presunta obiettività dei massimi poteri;

e) si assisterà ad un aumento di nuovi contenuti creati oltre che a diverse nuove modalità di ricombinazione di vecchi contenuti che renderanno obsoleti i tradizionali concetti di protezione dei diritti e di digital right management.

Web 2.0 è la nuova democrazia, che permette a tutti di avere un opinione e, pur lasciando ai dati una loro identità propria, tale identità può essere cambiata, modificata o remixata da chiunque per uno scopo preciso.

Una volta che i dati hanno un’identità, la rete si sposta da un insieme di siti web ad una vera rete di siti in grado di interagire ed elaborare le informazioni collettivamente.

L’adesione da parte dell’utente a una data formula d’opinione proposta dalla community, ovviamente dipenderà dalla netta dominanza di alcuni fattori di conformità con cui egli possa agevolmente identificarsi, ossia quei fattori-chiave che serviranno da collante e polarizzeranno in un dato senso il rapporto promotore/recettore.

Infatti l’opinione proposta verrà passata al vaglio, misurandone attivamente(e non in modalità passiva!)la coerenza con la propria scala di valori e se e soltanto se essa coinciderà con i propri fattori di conformità, le si darà valida adesione.

Tra i fattori di conformità (e ve ne sono parecchi!), che polarizzeranno il singolo/il gruppo verso l’adesione a una data opinione, ricordiamo:

• La ragione vs la superstizione (determineranno una maggiore/minore ragionevolezza da parte dell’individuo nell’aderire a date formule d’opinione).

• I valori, ossia quell’insieme di contenuti cristallizzati nell’individuo che instabilmente vengono adottati/scartati dai gruppi sociali e che possiamo suddividere in:

1. valori particolari (legati al rapporto tra valori tra singoli e valori generali)
2. valori generali (legati al rapporto tra gruppi più vasti)
3. valori assoluti (legati a un bene comune e pseudo-indiscutibile)

• Il comune interesse (capace di generare comunità d’opinioni)

• L’opinione della maggioranza, legata di volta in volta a diversi Sp.

• Gli stereotipi.

L’utente si immerge totalmente nel sociale categorizzandolo in maniera contingente e distinguendo le aree di appartenenza predominanti all’interno del gruppo: l’ambiente sociale con cui si relazionerà causerà in lui curiosità e, di conseguenza, dubbi circa

l’opinione da dare su una determinata circostanza (il dubbio negativo genererà ignoranza, quello positivo, incertezza).

L’insopportabile malessere provocato dal dubbio, lo costringerà a ricercare la ‘presunta’ verità ritenuta più plausibile e ad essa affiderà il proprio giudizio d’opinione per uscire dallo stato di insoddisfazione; tale opinione non sarà mai fine a sé o esaurita nella sua stessa essenza, ma avrà caratteristiche di contingenza che doneranno un momentaneo stato di quiete.

Certo, dare forma e comunicazione al messaggio da veicolare implica una tecnica ben precisa, la tecnica sociale fattorelliana.

x)
M
Sp Sr
O

• Sp, ossia il Soggetto Promotore,in questo caso rappresentato dall’utente;

• Sr, ossia il Soggetto Recettore, in questo caso rappresentato dalla community;

• X), ossia l’argomento vero e proprio oggetto del rapporto tra le parti, che però viene tenuto fuori dalla comunicazione tra le parti;

• O, ossia la maniera in cui l’utente “confeziona”l’argomento per ottenerne l’adesione di opinione da parte della community;

• M, ossia il mezzo con cui l’utente si rivolge alla community per ottenerne l’adesione d’opinione (es.blog, gruppi di discussione, myspace,ecc.).

Cosa cambia per le imprese sul web, con l’applicazione della tecnica sociale connessa alle innovazioni del web 2.0?

Web 2.0, per le net-companies, significa un diverso modo di approcciare la Rete. Utilizzare la molteplicità di opinione, per l’azienda, significa incoraggiare i contributi degli utenti, rendendo il sito web il più interattivo possibile, mediante recensioni e commenti: un utente, sempre più “smaliziato”, sempre più protagonista, che desidera assolutamente dire la sua.

E cosa cambia per gli utenti?

Web 2.0 è opinione dell’utente nonché sinonimo di intelligenza collettiva e network relazionale: la popolarità di un sito web o di un blog non è determinata solamente dal budget pubblicitario on line e off line stabilito da un’azienda.

Se un sito web fornisce dei contenuti di qualità e/o di un certo interesse, suscita immediatamente la reazione positiva degli internauti. Si creerà così un effetto “passaparola” e il sito sarà linkato.
Ma l’opinione resterà modificabile. All’infinito.

“Un ponte da ricostruire”

Gli ultimi due decenni, sono stati culturalmente e sociologicamente caratterizzati da una scuola di pensiero, da cui mi sento di dissentire fermamente, che ha teso a svilire progressivamente, fino al completo annullamento, i processi di trasferimento generazionale del sapere pratico e dell’esperienza di vita vissuta, non solo in senso professionale, che tradizionalmente ha agito come consolidamento della “conoscenza” nella nostra società sin dai tempi delle corporazioni romane ed ancor prima di queste attraverso ciò che è comunemente individuata come la “cultura orale” di un popolo.

Illustri professori universitari, manager di grandi aziende pubbliche e private, politici affermati, hanno ceduto acriticamente e colpevolmente all’imperativo categorico: le soluzioni ai problemi economici e produttivi del paese sono da ricercarsi nel “nuovo che avanza” mentre gli “altri” sono inevitabilmente da alienarsi in quanto cristallizzati nelle loro convinzioni o peggio, arroccati nella difesa del loro status quo.

Abbiamo assistito quindi, in questo periodo, alla mattanza di grandi professionalità giunte al più alto grado di competenza nei vari settori della cultura, delle arti e dei mestieri, condannandoli anticipatamente all’oblio, proprio nel momento in cui avrebbero potuto trasferire alle nuove leve il massimo dell’esperienza e della conoscenza acquisita.

Non a caso Pierluigi Celli, già Direttore Generale della Rai Radiotelevisione italiana, ha confessato in un suo recente libro di essersi profondamente pentito per aver avviato, nel periodo della sua disastrosa gestione aziendale, circa 2000 dipendenti della Rai verso il prepensionamento senza tener conto minimamente della drammatica perdita di Know how che avrebbe subito in un colpo solo il servizio pubblico radiotelevisivo.

In fondo, per accorgersi del guasto sociale che si andava via via delineando, sarebbe bastata una semplice “analisi longitudinale” dello sviluppo culturale e sociale del nostro popolo, poiché ciò che ancora ci rimane d’invidiato nel mondo, inteso quale frutto delle abilità produttive ed ideative italiane, proviene dal lento processo di sedimentazione della conoscenza operata progressivamente attraverso gli affiancamenti tra il raccoglitore-coltivatore e la sua prole, tra il mastro e l’apprendista nelle botteghe artigiane dell’antica Roma, tra maestro e discepolo nelle officine d’arte del Rinascimento, tra i grandi luminari e i loro discepoli negli studi professionali e nei laboratori ottocenteschi, tra capi officina e gli operai nelle grandi fabbriche della recente industrializzazione.

Il Mentore non esiste più, è obsoleto; al suo posto c’e’ la rete e le sue pronte risposte, adeguate ai tempi e aderenti al progetto di una “società fast”, che non ha tempo per capire e per imparare, un mondo del lavoro dove “l’apprendistato” è solo un modo contrattuale per pagare meno chi in ogni caso non sarà formato.

Ritengo che sia tempo di invertire la marcia, che si debba lavorare tutti per abbattere quel diaframma sociale che oggi pregiudizialmente allontana le generazioni e ricostruire il ponte di collegamento tra chi sa e chi vuole sapere, che si debba intercettare il grande flusso d’energia dei giovani per convogliarlo verso la pazienza, la consapevolezza che tutto e subito illude ma non costruisce.

Roma 22 aprile 2008

dott. Marco Cuppoletti